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Lucca

Condannato ex socio di una casa di riposo

Condannato ex socio di una casa di riposo

Quattro anni per circonvenzione d’incapace. La pensionata aveva trasferito 600.000 euro a una onlus a lui riconducibile

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LUCCA. Per l’accusa avrebbe circuito un’anziana ospite della sua casa di riposo, “Villa il Contesso” in località Nocchi a Camaiore - Anna Margherita Seu Esposito di 78 anni - inducendola a trasferire assegni e titoli depositati su un’agenzia del Monte dei Paschi di Siena e per un importo di 600mila euro a una onlus a lui riconducibile. Una vicenda che risale al 2010 e che, cinque anni dopo, è sfociata con la condanna in tribunale per circonvenzione d’incapace. Nei guai è finito Alessandro Benedetti, 60 anni, residente a Viareggio, ex socio accomandatario della società Cristina Liene Maria Ledwon che all’epoca gestiva la più importante residenza per anziani sulle colline di Camaiore. Il giudice Stefano Billet lo ha condannato a quattro anni di reclusione e 1200 euro di multa con la pena accessoria dell’interdizione quinquennale dai pubblici uffici. Il pm aveva chiesto per l’imputato due anni e mezzo di reclusione. Il magistrato ha anche stabilito una provvisionale di 30mila euro a titolo risarcitorio per i parenti dell’anziana. Assolta per non aver commesso il fatto la moglie tedesca di Benedetti: la dottoressa Marie Liane Ledwon, 67 anni, che vive a Firenze.

I fatti. Nel 2008 la pensionata mette in vendita la sua casa in via Santa Croce nel centro storico di Lucca. La figlia vive in Thailandia e lei ha bisogno di assistenza. Una professionista segue la sua pratica sino a quando, l’anno successivo, la residenza viene venduta per una cifra di poco superiore ai 600mila euro. Perfezionato l’atto di vendita il denaro viene depositato su un conto corrente (intestato alla signora Esposito) di un’agenzia lucchese del Monte dei Paschi di Siena. Un terzo viene investito in obbligazioni, il restante rimane in deposito. La donna si trasferisce in una villa sulle colline di Camaiore, la residenza per anziani a Nocchi, ritenuta una delle più belle della Versilia. Ogni mese dallo sportello bancario parte un bonifico intestato alla casa di riposo per una cifra superiore ai tremila euro. I movimenti sul conto sono controllati dalla professionista amica dell’anziana. E tutto sembra procedere per il meglio. Sembra.

Misteriosa onlus. Il 4 novembre 2010 l’agenzia MPS dove si trova il conto della pensionata lucchese informa la professionista che l’intero importo in deposito, compresi i titoli, è stato trasferito attraverso un assegno firmato dalla intestataria del conto. Beneficiaria di quella cospicua somma - poco meno di 600mila euro - un’associazione: la Mavet Onlus. Della vicenda la professionista informa i due nipoti della pensionata e tutti assieme si recano negli uffici della procura della Repubblica per presentare una denuncia. Ad occuparsi della vicenda i carabinieri della polizia giudiziaria diretti, in quella circostanza, dal maresciallo Walter D’Andrea. Il fascicolo viene assegnato al sostituto procuratore Salvatore Giannino che delega i primi accertamenti ai militari.

Una firma che non convince. Lo stesso maresciallo D’Andrea visita la struttura dov’è ospite la donna e si rende conto che l’anziana sta male e non è in grado di apporre firme o comunque non è in grado di concepire l’importanza di determinati atti. Gli inquirenti quindi sequestrano assegni e titoli e iniziano a fare accertamenti sulla Mavet scoprendo che l’associazione non avrebbe mai operato e non risulta essere iscritta come dimostrano i controlli in studi di commercialisti e alle agenzie delle entrate di Viareggio e Roma. In buona sostanza la polizia giudiziaria scopre che si tratta di una onlus fittizia e che è riconducibile all’allora gestore della casa di riposo.

Incriminazione. Dagli accertamenti della procura emerge come la pensionata - le cui condizioni e la cui lucidità con il trascorrere del tempo erano migliorate - sarebbe stata indotta a livello psicologico a porre quelle firme sugli assegni intestati alla Mavet onlus riconducibile alla società che gestiva la residenza anziani di Nocchi. Per questo motivo vengono rinviati a giudizio sia il socio accomandatario dell’ospizio Alessandro Benedetti che il socio accomandante Liane Maria Ledwon entrambi accusati di circonvenzione d’incapace per essersi procurati un profitto abusando dello stato di deficienza psichica o di momentanea infermita di una persona. Il giudice, dopo una decina d’udienze alla fine ha condannato Benedetti assolvendo la consorte. La difesa ricorrerà in Appello.

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