Il Tirreno

Lucca

Puccini, non è il pianoforte il vero problema

Marco Innocenti

Esiste un problema di fondo, mai risolto, nella questione del rapporto tra la città e il compositore

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Esiste un problema di fondo, mai risolto, nella questione del rapporto tra la città e Puccini. Per quasi un secolo quasi rinnegato da Lucca, il compositore più famoso al mondo ha cominciato a destare interesse non più di una decina di anni fa quando, con il boom di un turismo prima semi-sconosciuto, si è finalmente realizzato quale attrattiva poteva esercitare il brand Puccini, diventato improvvisamente un "must" insieme alle Mura.

Mentre per l'anello alberato si è cominciato seriamente a lavorare e impegnare risorse, partendo dalla cura del verde e piano piano passando ai restauri, per il Maestro si sono invece sprecate solo parole.

Per un errore di fondo - anche quello frutto del provincialismo - consistito nel pensare che qualche sporadica manifestazione, seguita dal solito oblio, potesse di per sé risolvere il problema dell'affermazione nel mondo dell'inscindibile binomio Puccini-Lucca.

Passati le piume e i lustrini (e i soldi pubblici) del Centocinquantenario, si è tornati all'inerzia di base, condita dalla stucchevole querelle con la nipote del compositore, durata anni per assoluta incapacità di mediare e risolta solo dall'intervento, anche in questo caso, della Fondazione CdR e dei suoi fondi.

Diciamo le cose come stanno: con rarissime eccezioni, a far sapere al mondo che a Lucca è nato Puccini, a far apprezzare quasi quotidianamente la sua musica c'è stata soltanto l'iniziativa privata del "Puccini e la sua Lucca festival", criticata spesso da chi però oltre a criticare poco o nulla sapeva fare e proporre.

Da questa impostazione non si riesce ad uscire, come dimostra anche l'idea del pianoforte di Puccini all'Expo.

Avrebbe avuto senso se fosse stata inserita nell'ambito di un programma di grande respiro fondato su un cartellone più o meno stabile, su itinerari permanenti per i luoghi pucciniani, su dibattiti e altre iniziative legate all'attività museale. Da presentare, ovviamente, in uno spazio che - volendo fare sul serio promozione - andava prenotato per tempo all’Expo, dove di Lucca c’è davvero ben poco. Certo, sarebbe stato necessario un investimento importante al quale però avrebbero potuto partecipare i tanti soggetti che dal flusso portato da Puccini traggono lavoro e guadagno.

Non ci si è nemmeno provato. Come nemmeno si è provato a portare avanti annunci sulla dotazione di adeguata cartellonistica per le principali vie di accesso, a partire dalle autostrade, dai porti e dagli aeroportyi, contenente l’indicazione “Lucca città di Puccini”.

Nè si ha notizia che davvero sarà mai tolto l’assurdo aereo posto all’ingresso della Firenze-Mare per fare spazio ad una statua raffigurante il Maestro, mentre solo timidi, parziali accenni si cominciano a vedere per una segnaletica che accompagni il visitatore al museo e ai luoghi del compositore.

Più in generale, il caso Puccini indica la vera lacuna di fondo di questa come delle precedenti amministrazioni, i cui superstiti farebbero bene a non dimenticare il nulla che ha caratterizzato i loro precedenti mandati: mai si è passati, finora, dagli intenti e dagli annunci ai fatti per valorizzare i tesori della città attraverso calendari di iniziative e promozione coordinati e adeguati.

Un compito molto impegnativo che - in assenza di una cabina di regia che non ci sarà mai - avrebbe come minimo bisogno di un coordinatore che faccia da stimolo, quanto meno un assessore di riconosciuta capacità, anche operativa.

Lo abbiamo già scritto e lo ripetiamo: Lucca che vive di turismo e cultura non può permettersi di fare a meno di questa figura. E, accanto, di professionalità indiscusse e dinamiche.

In questo quadro, soffermarsi a pagliuzze come quella del pianoforte ha il solo effetto di far perdere di vista la trave.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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