La manifestazione
LA LAGNA STONATA DEL PIANO
Provo profondo imbarazzo per la gazzarra politica, farlocca e orientata dalla destra al solo scopo di screditare il sindaco di Lucca, sulla questione del pianoforte di Puccini. Non che manchino le...
Provo profondo imbarazzo per la gazzarra politica, farlocca e orientata dalla destra al solo scopo di screditare il sindaco di Lucca, sulla questione del pianoforte di Puccini. Non che manchino le occasioni per attaccare il primo cittadino, per carità. Basterebbe rammentare che una città che vive di turismo di qualità non ha un assessore alla Cultura per comprendere in che mani siamo. Ma qui siamo alla polpetta avvelenata servita all’amministrazione comunale sapendo di poter far leva sulla cattiva coscienza della città intera a proposito della memoria dell’ingombrante genio musicale.
Che sta succedendo?
Si vorrebbe sostenere che la città è stata sbertucciata perché la Rai non ha urlato al mondo intero che il pianoforte, sul quale si sono esibite le mani più virtuose del mondo inaugurando l’Expo, veniva proprio dalla nostra meravigliosa Lucca. Accidenti, che affronto.
Strano, verrebbe da dire. Eppure all’ingresso di ogni porta si legge a caratteri cubitali: benvenuti nella città natale di Puccini. Eppure, la casa, il museo, la fondazione sono illuminati a giorno 24 ore su 24 e alcune frecce a luci intermittenti indicano questi luoghi sacri ai turisti di tutto il mondo. Eppure Lucca ama Puccini, considera Puccini il suo mentore, ne mena vanto ora come nei decenni passati.
Vero o falso? Falso, naturalmente. Tutto. La questione del pianoforte è semplicemente ridicola. Perché? Lucca non onora Puccini in alcun giorno dell’anno, non come dovrebbe. Lucca non ama il Maestro che, non a caso, preferiva starsene in disparte, là nella remota Torre del Lago, nonostante la famiglia fosse parte integrante della città fino a fondersi con le mura. Lucca non fa nulla per accreditarsi come il luogo naturale dell’arte di Puccini, non ne è orgogliosa. Lo tollera, lo sopporta. Ne teme un supposto (e inesistente) animo corrotto, ne ricorda (sbagliando) una moralità dubbia. Ora qualche anima candida strepita per una citazione non fatta. Per carità, offendiamoci pure. Ma facciamolo ogni giorno per il modo assai più miserevole con il quale ci dimentichiamo di rendergli merito quotidianamente. E questa scemenza del pianoforte è un’altra offesa. La più provinciale. (om)
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