Sicurezza
Lezioni all’oratorio per sedici giovani richiedenti asilo
Lucca: sono ospiti a Casoli dell’Associazione Partecipazione e sviluppo Imparano l’italiano e si rendono utili. Tra loro due docenti
BAGNI DI LUCCA. Sarà l'oratorio di Casoli, da tempo chiuso, ad accogliere i 16 giovani richiedenti asilo ospiti, fino al 31 dicembre 2015, dell'associazione Partecipazione e Sviluppo, i quali vorrebbero imparare bene l'italiano.
La parola definitiva è stata della popolazione residente che ha avuto modo di affrontare la questione in un'assemblea alla quale ha partecipato il sindaco Massimo Betti, che si è rimesso alla decisione dei residenti, come gli assessori comunali i quali, dopo la spiegazione della proposta, hanno chiesto il giudizio degli abitanti dando la possibilità a ognuno di poter esprimere il proprio parere.
Casoli ha risposto con un sì convinto per la concessione dell'oratorio ai profughi, e ora è avviato l’iter per farne un punto base per i 16 ragazzi in attesa di asilo politico.
Qualche resistenza, qualche pregiudizio rimane, ma nel complesso la gente di Casoli è orientata a favorire il processo di integrazione, ben disposta anche per l'atteggiamento e il comportamento dei ragazzi, pronti a collaborare in ogni modo con la popolazione.
In passato si era parlato di utilizzare l'oratorio a fianco della chiesa come museo per paramenti sacri, per l'esposizione di un Cristo (bizantino, sembra) per vecchie vestizioni da Messa.
E in prospettiva, per poter allestire un museo della montagna con scopi sociali e culturali.
Ma al momento non ci sono persone disponibili in paese per poter tenere in vita l' ipotetico museo.
In questo momento i richiedenti asilo sono accolti nelle quattro case della Associazione Partecipazione e Sviluppo, il cui direttivo locale è in fase di rinnovamento.
Dell'organo fa parte Alessandro Ghionzoli, originario di Livorno ma a Casoli da più di venti anni: attivo in prima persona, si interessa quotidianamente della condizione degli ospiti.
I quali possono, tre volte alla settimana, accedere all'oratorio dove avranno più spazio e una collocazione migliore per seguire le lezioni di italiano. Un lavoro affidato a Monica Mattei che offre tante ore di tempo (in più rispetto a quelle pagate) per favorire la crescita culturale di questi ragazzi, scappati dall'orrore della guerra, delle tribolazioni e del dolore.
Quando li incontriamo sono riuniti intorno a un grande tavolo e intenti a prendere diligentemente appunti su grossi quaderni, attenti e dignitosi. Due di loro sono insegnanti, uno di diritto e uno di spagnolo.
Ghionzoli spiega la situazione: «Dopo che la Prefettura ha fatto appello per dare assistenza ai profughi, l’Associazione si è mossa accedendo a un bando. Sul territorio si trovano altri ragazzi: ce ne sono 9 nella canonica di Benabbio, da Don Mario, 8 a Ghivizzano e 16 a Gallicano dove, riconosco, l'integrazione è molto più avanzata. Questi giovani arrivano dalla Costa d'Avorio, dal Pakistan, dalla zona del Cashmere, dalla Liberia, dal Mali. Parlano il francese e l'inglese, ma sono desiderosi di imparare l'italiano. Sono fuggiti per arrivare in Libia e di qui, sui barconi, approdare in Italia.
«Un grande lavoro è stato svolto dal maresciallo dei carabinieri, Pieroni, che con la sua squadra è di grande aiuto. I ragazzi sono costantemente monitorati e non possono assentarsi, anche se sono liberi per un lasso di tempo di due notti e tre giorni.
«E' continuo anche il contatto con la dottoressa Reali, viceprefetto per il coordinamento. Vorremmo arrivare anche noi all’albo dei volontari, aperto a tutti, che già funziona a Gallicano. Alcuni iscritti stranieri, facenti parte della Associazione, hanno già trovato modo di rendersi socialmente utili sul territorio».
Durante l'emergenza neve gli ospiti hanno ad esempio ripulito tutte le stradine interne di Casoli e la zona del parcheggio, all'ingresso del paese.
E' loro desiderio rendersi utili, uno lavora già nella azienda agricola.
Alcuni giocano a pallone in squadre della zona di Borgo a Mozzano: due volte per settimana prendono il treno e si recano agli allenamenti.
Un gruppo di Lucchio ha già proposto di organizzare una giornata di festa, con una partita Italia-Africa.
Ghionzoli diffida dei grandi concentramenti di profughi, dove potrebbero crearsi scontri, e ha dato vita a piccoli nuclei di 6- 8 persone.
La spesa viene fatta settimanalmente, ma sono poi i ragazzi ad occuparsi della preparazione del cibo e della pulizia e manutenzione dei locali.
«Nostro obiettivo – aggiunge Ghionzoli – è l'integrazione e l'educazione del residente che si trova di fronte ad una civiltà multietnica. I bambini devono imparare a rapportarsi e si devono abituare a convivere con gli ospiti, senza discriminazioni e nel rispetto reciproco».
L'associazione di cui fa parte Ghionzoli è in stretto rapporto anche con Giovanni Alberigi, direttore del centro Impiego della Valle del Serchio, attraverso il progetto Giovani Sì. Per questi ragazzi, a tutte le età è possibile imparare un mestiere, accedere agli stage della Regione e nelle aziende. Il servizio è a costo zero.
Rilevante è anche l'apporto dei volontari del Centro servizi Volontariato Toscana che affiancano l'associazione.
L'assistenza e l'alloggio hanno costi coperti dall'Europa tramite il Governo, che per il bando vinto dall'associazione di Casoli stanzia 33 euro al giorno a copertura degli affitti, delle bollette, del cibo, dell'abbigliamento e dell'assistenza affidata a personale locale e comunque a cittadini italiani. Parte della somma ricade sul territorio per la spesa nei supermercati o nei negozi e per i mezzi di trasporto. Ai profughi vengono dati 2,50 euro al giorno.
«Non dimentichiamo che una persona in prigione in Italia costa 100 euro al giorno – conclude Ghionzoli –. Il personale per l'assistenza è scelto sul posto e pagato con i soldi che arrivano dall'Europa. Si crea insomma un piccolo indotto, utile anche agli italiani».
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