Il Tirreno

Lucca

Morto Franchi, una vita tra pugilato e invalidi di guerra

Morto Franchi, una vita tra pugilato e invalidi di guerra

Per oltre 30 anni ha guidato la sezione lucchese dell’Anmig A gennaio respinse i ladri che volevano rubare nella sua villa

2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Per decenni è stato la voce ufficiale dei mutilati e invalidi di guerra, presente a ogni commemorazione, ogni cerimonia, ogni evento. Sempre pronto a sottolineare l’importanza del ricordo di chi si è battuto per difendere la patria, un messaggio che non si stancava di trasmettere alle nuove generazioni.

Ma Franco Franchi, 89 anni, più di trenta dei quali trascorsi a guidare la sezione lucchese dell’Anmig (appunto l’associazione dei mutilati e invalidi di guerra) aveva dentro di sé il dna dello sportivo, della pallacanestro e soprattutto della boxe, che lo aveva portato prima sul ring e poi alla vicepresidenza della Pugilistica Lucchese, con presidente Mirio Mei.

Al punto da organizzare grandi eventi, come le riunioni per mondiali, europei e titoli italiani che negli anni Ottanta avevano portato fra le corde al Palatagliate pugili come Damiani e Rosi.

Ora che non c’è più, ora che il suo cuore si è fermato, ci sono tanti flash, tante immagini che lo ricordano. Quando “Il Tirreno” aveva sede in piazza San Michele, nello stesso palazzo dove c’è la sede dell’Anmig, Franchi era un frequentatore assiduo, un amico della redazione.

E raccontava i suoi brevi trascorsi da attore e quelli sul parquet, dove aveva giocato a basket insieme a Vittorio Gassman. Ma soprattutto il pugilato, la sua grande, vera passione. Quando il 26 aprile del 1986 organizzò un mondiale pesi superleggeri fra Hinton (Usa)e Cruz (Repubblica domenicana), con orgoglio si presentò con i pugili in redazione.

Un uomo forte e coraggioso, fino in fondo, come dimostra l’episodio che lo aveva visto protagonista all’inizio dell’anno nella sua casa di Tonfano, dove si era trasferito a vivere con la moglie da diversi anni. Resosi conto che alcuni malviventi nel cuore della notte stavano entrando nella sua villetta, aveva preso una pistola scacciacani ed era salito sul terrazzo, cominciando a sparare.

I ladri, che erano entrato nel cortile della villa scavalcando il muretto di una casa adiacente, e che avevano già mandato in frantumi i vetri di una finestra, avevano fatto troppo fracasso. Franchi, svegliatosi, non aveva esitato a intervenire. “Ancora oggi frequento il poligono per il tiro sportivo”, raccontò quasi divertito agli investigatori accorsi nella sua abitazione dopo che era stato dato l’allarme.

Un coraggio che al grande ufficiale della Repubblica era valso un riconoscimento da parte del sindaco di Pietrasanta, Domenico Lombardi, una medaglia e un libro.

Oggi alle 15 a Tonfano, nella chiesa del Sacro Cuore, ci sarà l’ultimo saluto. Alla moglie e alla famiglia le condoglianze da parte della redazione del Tirreno. (r.l.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini