Finanza
Lucca, una immagine da curare meglio
Il pianoforte di Puccini all'Expo ma nessuno in televisione nomina Lucca. Ecco il commento della scrittrice e vincitrice del premio Campiello Giovani
Ce ne faremo una ragione: il pianoforte di Puccini, che in mondovisione è stato sfiorato dalle preziose dita di Lang Lang, ha suonato ma non ha portato avanti il nome di Lucca.
O, meglio, nessuno ha fatto in modo di ricordare che venisse da quella città di provincia che sta incastonata nel cuore della Toscana, perché nella scaletta degli autori televisivi questa cosa (a ragione) non aveva la minima importanza. È certamente terribile dirlo, ma le logiche locali spesso non hanno niente a che vedere con quelle nazionali.
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Ci sono città che se ne accorgono, e che giocano d’anticipo, e altre invece (come la nostra) che neanche si sognano di mettere in contratto ciò che invece muove nel complesso le azioni: dite il nome, dite il nome della città! Smettiamola con il buonismo, e riappropriamoci della logica.
Alla base di questa, contestata, operazione doveva esserci uno spot per Lucca. Invece, il pianoforte ha subito i danni del trasporto (auguriamoci minimi) e non c’è stato alcun ritorno di immagine nello spaziale evento condotto dalla Clerici e da Bonolis (che poi, mi direte, quali meravigliosi risultati porta pronunciare en passant il nome).
La cosa più ridicola di tutta questa storia è comunque il piangersi addosso della città che, invece, dovrebbe riflettere su questo “errore” per evitare di farne altri in futuro. In fondo, in tempi in cui l’importante non è la sostanza, ma la forma intesa nella sua più effimera leggerezza, è necessario giocare d’anticipo.
È necessario pianificare, riscontrare, programmare. Non è più il tempo, e l’economia, per procedere a tentoni. Ma questo pare che la nostra città non sia in grado di capirlo, continuando a sopravvivere sulle spalle di chi sviluppa in proprio iniziative che fanno girare il commercio (a volte contestandone perfino alcune).
Un altro lampante esempio del pressappochismo comunicativo di Lucca? I cartelli sulle mura in cui la città si presenta. Cartelli che dovrebbero aiutare il turista, guidarlo, spiegargli dove si trova e contestualizzare l’opera che lo circonda.
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Installati l’anno scorso adesso sono in condizioni pietose: dei ruderi illeggibili, che paiono abbandonati da decenni. Provate a decifrare quello del Baluardo San Colombano: scolorito, bagnato in alcuni punti, incomprensibile. Più che una cartolina di presentazione, una testimonianza del disagio comunicativo della nostra città.
E cosa dire, per restare sulle mura, dei ridicoli cartelloni di allarme in cui un “ATTENZIONE” sbiadito e imbrattato (indecente quello all’altezza di Porta Elisa) ricorda al viandante che c’è “pericolo di caduta. È vietato salire sui parapetti. È vietato campeggiare ed accendere fuochi. Biciclette a velocità moderata. Sanzioni per i trasgressori”?
Chi può essere in grado di leggere questo ammonimento presentato da un totem così sporco, così rovinato, senza pensare a una città in decadenza?
Sarebbe utile, in vista dell’estate e dei turisti che già affollano la città, proporre una segnaletica adeguata che sappia raccontare le bellezze di Lucca con la classe che merita.
Altrimenti rischiamo che un misero dettaglio possa rovinare la visita del viaggiatore che, trovandosi sulle Mura, non abbia idea della sua posizione e che, passeggiando per la città, si smarrisca nel famigerato labirinto di vicoli.
Rischiamo, insomma e senza scuse, quello che potremmo definire “l’effetto PP”. Ovvero, l’effetto Piano Puccini. La beffa, oltre il danno. E per colpa propria.
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