Il Tirreno

Lucca

l'INTERVISTA

È per gli anziani il 50% della spesa per il sociale

di Marco Innocenti
È per gli anziani il 50% della spesa per il sociale

Gli assessori Vietina e Sichi: «Falso dire che il Comune dà tutto a Rom, Sinti e immigrati, gran parte delle risorse vanno a lucchesi e italiani». Le cifre nel dettaglio

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LUCCA. “Prima gli italiani”. “Il Comune aiuta solo i Rom e gli immigrati”. “Le case, i contributi, i soldi comunali vanno solo a loro”.

Slogan, che per molti sono diventati verità assoluta, un dogma a tratti, preso per buono così com'è. E si è perso il conto delle volte che queste frasi vengono ripetute nel corso di una giornata: dalle discussioni al bar ai salotti televisivi, rimbalzando ovunque nelle dichiarazioni ufficiali e nei comizi politici.

A Lucca, però, i numeri dicono altro: più del 50 per cento della spesa sociale del Comune è destinata agli anziani, lucchesi o italiani.

Chiunque può verificare, scartabellando tra numeri, grafici a torta, graduatorie e documenti ufficiali pubblicati all'albo pretorio del comune di Lucca.

Ma quanto spende Palazzo Orsetti per il sociale?

«Il sociale “costa” all'anno 9milioni e 75mila euro ed è una delle voci più consistenti del bilancio comunale – spiegano il vicesindaco Ilaria Vietina e l’assessore Antonio Sichi –. Se togliamo il personale, il trasporto pubblico e l'edilizia, il sociale è la voce di spesa più onerosa, seguita dalle utenze (6.245.000 euro) e dall'istruzione (5.400.000 euro). Più di tre milioni, poi, se ne vanno ogni anno per i debiti contratti da Palazzo Orsetti in passato. Una situazione che abbiamo ereditato quando ci siamo insediati. Riguardano l'avvocatura, il progetto Giardino a Pontetetto, cause vecchie dell'amministrazione. Forse quest'anno riusciamo a estinguerli; speriamo perché sono un freno, un'assurdità: nella crisi in cui ci troviamo, a cui va ad aggiungersi la penuria nelle casse comunali, spendere 3 milioni per i debiti precedenti invece che utilizzarli per i progetti che abbiamo in cantiere è davvero un dramma».

Torniamo al sociale.

«Ai 9 milioni di fondi propri che il comune investe nel settore vanno aggiunti i trasferimenti regionali, quelli derivanti da progetti europei e, in piccola parte, quelli governativi per un totale di 15milioni e 500mila euro all'anno».

Come vengono spesi questi fondi? Tutto a Rom e Sinti? Tutto agli immigrati?

«Lo zoccolo duro delle uscite è dato dalla popolazione anziana, per la quale il Comune spende 8milioni e 576 mila euro. Di questi, la quasi totalità, ben 7 milioni, vanno ai centri residenziali, mentre il restante ai servizi domiciliari. È brutale dirlo in questi termini, però è così: più del 50 per cento della spesa complessiva per il sociale è data dalla gestione delle tre residenze per anziani (Pia Casa in centro storico, Monte San Quirico, Villa Santa Maria a Maggiano). Un costo rappresentato dalla manutenzione delle strutture, che sono vecchie e ciclicamente bisognose di interventi, dal servizio affidato in appalto alle cooperative, dal personale e dalla compartecipazione del comune alla retta, che non tutte le famiglie riescono a pagare di tasca propria».

E i soldi che restano dove vanno a finire?

«Ci sono i progetti per la marginalità sociale, le famiglie che da un giorno all'altro non riescono più a pagare l'affitto o le bollette, i minori, i cittadini che hanno perso il lavoro, quelli che fino a poco tempo fa riuscivano ad arrivare a fine mese in modo dignitoso e che poi, a causa di un evento imprevisto, sono scivolati nella povertà, i progetti per le persone disabili: tutta questa parte di società, che vive, si muove, fa parte della città, incide sul bilancio per quasi 5 milioni. I restanti due sono invece assorbiti dalle politiche abitative. In questo universo rientrano anche i contributi diretti ai cittadini, quelli su cui tanto si discute.

«Guardiamoli nel dettaglio: nel 2014 sono stati 885 i cittadini che ne hanno fatto richiesta (nel 2013 erano stati 864 e nel 2012 736) per una spesa complessiva di 483mila e 218 euro. Dire che rispondiamo solo ai bisogni di chi vive nei campi di via delle Tagliate e via della Scogliera è falso. Spieghiamo subito il perché: dei 483mila e 218 euro il 62,60 per cento (pari a 302.494 euro) va a cittadini italiani; il 26,22 per cento (126.699,88 euro) a coloro che non hanno la cittadinanza italiana e l'11,16 per cento (53.927,18 euro) ai Rom e Sinti. Una distinzione, quella tra italiani e sinti, che comunque è impropria: vorrei infatti ricordare che i sinti di Lucca sono italiani e lucchesi a tutti gli effetti, esattamente come lo sono io».

In cosa consistono i contributi diretti al cittadino?

«I contributi comprendono i buoni alimentari, gli aiuti per le bollette, per l'affitto e contributi una tantum, analizzando le situazioni caso per caso. Per richiedere il sussidio le persone si rivolgono all'assistente sociale, che registra, verifica la situazione, va nella casa, fa un progetto, sulla base del quale presenta una richiesta di contributo. Richiesta che poi viene valutata da una commissione composta da assistenti sociali. I contributi vengono dati per un massimo di tre mesi, dopodiché viene rivista la situazione».

Case popolari: italiani ultimi della lista?

«Sono 662 le persone che compongono la graduatoria generale definitiva dell'Erp per il bando 2013: di queste 385 sono italiane (58,25 per cento) e 276 non italiane (41,75 per cento). Tra le domande quelle presentate da Rom e Sinti sono state 17 (2,7 per cento). Nei primi cinquanta posti di abitanti del campo ce n'è solo uno: è una famiglia Rom e si trova in 36°posizione. Nei primi cento sono sei le domande presentate da Rom e Sinti, nei primi 200 posti 11 domande.

«Nel 2009 furono presentate 478 domande. C’è stato un aumento percentuale, tra il bando del 2009 e quello del 2013, del 38,28 per cento. E' opportuno aggiornare il bando ogni due anni, invece che ogni quattro come è stato fatto fino ad oggi, proprio per intervenire sulla reale emergenza economica.

«Oltre alle case popolari, le politiche abitative riguardano anche i contributi in conto affitto (contributi ad integrazione dei canoni di locazione): nel 2014 su 757 domande presentate, ne sono state accolte 703, di cui 553 si trovano in fascia A (coloro che hanno valori Isee uguali o inferiori a 13.035,88 euro) e 150 in fascia B (valore Isee compreso tra 13.035,88 e 28.237,55 euro). Il contributo del comune è di 250 euro, quello della regione di 466,956 euro per un totale di 716.956 euro nell'arco dell'anno».

Prima gli italiani: pura demagogia? Mirata disinformazione?

«Dire che il Comune dovrebbe aiutare prima gli italiani è una presa di posizione demagogica. I numeri già dicono che la maggior parte degli aiuti va a cittadini italiani, ma gli indicatori vanno in questo senso solo perché – ahimè – sono tante, tante famiglie italiane a trovarsi in una situazione di crisi economica. Ma sia chiaro: il sociale si rivolge a tutti coloro che vivono regolarmente nel nostro territorio, è previsto così dalla legge e così deve essere.

«Non possiamo fare distinzione tra italiani e stranieri; hanno provato a farlo un paio di comuni nel nord-est, ma c'è stato un ricorso e hanno perso. Perché il principio che muove l'azione dello Stato italiano, non solo del comune di Lucca, è chiaro: tutti hanno diritto ad essere aiutati, così come tutti hanno diritto a un'abitazione.

«Sono diritti fondamentali della persona che prescindono dall'appartenenza a una determinata etnia, religione o comunità politica. Ciò che stiamo valutando è la possibilità di garantire l'accesso a certi contributi solo a chi, italiani e non italiani, risiede in Toscana da almeno un certo periodo di tempo, quindi introdurre il principio della territorialità, come fa anche la Regione con i suoi bandi. Ma i criteri di valutazione per dire se una persona ha bisogno o meno di un contributo o di una casa popolare esistono già. E per fortuna non riguardano il colore della pelle».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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