Proteste
Sogno un teatro che dia coraggio
Una mostra racconta la prima volta la vita e l’opera di Peter Zadek
LUCCA
“Sogno un teatro che dia coraggio”è scritto sulla tomba di Peter Zadek, nel piccolo cimitero di Vecoli, il luogo che il regista tedesco aveva eletto a suo luogo di vita. “Sogno un teatro che dia coraggio” (in tedesco Ich traume von einem Theater, das Mut macht) è il titolo della mostra sulla vita e l’opera del regista, uno dei maggiori in Germania a cavallo tra gli ultimi due secoli, che si apre il 9 maggio tra il palazzo della Fondazione Banca del Monte in piazza San Martino e il teatro San Girolamo.
È Lucca che - a sei anni dalla scomparsa di questo suo illustre cittadino - gli rende omaggio, grazie all’impegno del Comune con il teatro del Giglio, della Fondazione Bml e attraverso il volume che la casa editrice Maria Pacini Fazzi sta finendo di stampare.
È la prima mostra su Zadek dopo la morte: di questo evento sono informati i centri culturali tedeschi che durante l’esposizione catalizzeranno su Lucca la loro attenzione.
Alla presentazione dell’evento (con il sindaco Alessandro Tambellini, Umberto Chiesa presidente della Fondazione Bml, la studiosa Simonetta Adorni Braccesi, la fotografa Gisela Scheidler autrice di più lavori esposti) tra l’entusiasmo generale la commozione di Elisabeth Plessen, per trent’anni compagna di Zadek. Era al suo fianco anche nell’82, quando il regista - innamoratosi delle colline di Vecoli nel ’78 - vi si trasferì, nel rudere diventato una bellissima casa, e diventato, come spiega Elisabeth, «un cantiere, sempre pieno di artisti. Quando Peter mi portò per la prima volta a Vecoli mi disse “un giorno voglio che questa casa mi appartenga”. Io gli dissi “ti aiuterò”. È un posto unico: la notte si vede fino al faro di Livorno. Per Peter - continua - ho tradotto diciannove opere. Oggi per me è il primo giorno in cui esco dal dolore. È difficile passeggiare a Lucca: ogni angolo parla di lui. Aveva il barbiere in piazza Cittadella. Quando fece Le nozze di Figaro a Stoccarda il personaggio del barbiere era in tutto e per tutto uguale al vero barbiere di Lucca».
Ricordi, emozioni, una carriera artistica senza confini. Zadek era dovuto fuggire dalla Germania dove era nato nel 1926 perché veniva da una famiglia ebrea: lo costrinsero a fuggire le leggi razziali.
La mostra che si apre il 9 maggio (alle 17 ci sarà anche un concerto dell’Aml), curata dal direttore asrtistico del Giglio Aldo Tarabella e da Elisabeth Plessen si chiude il 2 giugno (ingresso libero in entrambe le location). Racconta il regista a tutto tondo. Contiene materiali fotografici e video della sua opera dal 1966 agli anni duemila tra teatro, lirica e cinema. Inoltre, saranno esposti anche altri materiali: bozzetti originali, oggetti di scena, costumi conservati negli anni. Ci saranno sezioni focalizzate sul rapporto tra Zadek e Lucca. I materiali provengono dall’Accademia di Berlino e dalla casa di Vecoli (allestimento di Alessandra Guidi). Il 15 maggio alle 15, al San Girolamo è in programma una tavola rotonda durante la quale sarà anche presentato il libro di Pacini Fazzi.
Barbara Antoni
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