Attenzione
Minacce al giudice, due indagati
Adesso il fascicolo passa per competenza al tribunale di Genova
LUCCA. La procura lucchese invia a quella di Genova gli atti relativi alle minacce via web al giudice che aveva condannato un carabiniere accusato di lesioni gravi nei confronti di un ladro che aveva arrestato. Vista l’impossibilità - se non attraverso una rogatoria internazionale con gli Stati Uniti (il server su cui gira Facebook è a Palo Alto in California) - di identificare tutti coloro che attraverso il social network creato da Mark Zuckerberg hanno minacciato di morte il giudice Carlo Annarumma e i suoi familiari, la pg dei carabinieri e la polizia postale hanno trasmesso al procuratore i dati identificativi di un paio di utenti che su siti internet, blog e sulla pagina Fb «Io sto con il carabiniere» non si erano limitati a criticare la sentenza di condanna del militare. Ma avevano trasceso arrivando alle minacce di morte nei confronti del togato o dei suoi cari. Si tratta di almeno due persona la cui identità è stata verificata dagli inquirenti. Avendo ottenuto certezza dell’identità dei presunti autori del reato di minaccia a un corpo dello Stato, l’incartamento passa alla procura di Genova competente visto che la vittima appartiene alla magistratura. Toccherà quindi al procuratore del capoluogo ligure decidere se procedere nei confronti dei soggetti già identificati dagli inquirenti lucchesi oppure chiedere una rogatoria internazionale per identificare anche altri autori che si sono nascosti dietro nomi di fantasia e hanno proferito su Fb minacce di morte al giudice attraverso espressioni intimidatorie. La domanda sorge spontanea: cosa aspetta il Parlamento a varare norme che impediscano ai social di violare senza rischi il codice penale? (l.t.)
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