Sicurezza
Omicidio del caporeparto, servono ulteriori riscontri
Interrogato per due ore in carcere dal pm il caldaista della Lucart conferma i fatti. Ma non tutte le dichiarazioni coincidono con quelle rilasciate durante la convalida
LUCCA. Dura due ore il faccia a faccia tra il sostituto procuratore Antonio Mariotti e il caldaista della Lucart, Massimo Donatini, 43 anni, che la mattina del 7 aprile uccise a colpi di pistola il caporeparto Francesco Sodini, 51 anni, aspettandolo fuori dalla sua abitazione. Alle 15 il magistrato varca il carcere di San Giorgio in compagnia del consulente tecnico di fiducia nominato nei giorni scorsi: il professor Mauro Mauri, 69 anni, docente del dipartimento di psichiatria dell’università di Pisa. Ad attenderlo c’è l’avvocato Ornella Da Tofori, il legale dell’omicida (non c’è invece il consulente tecnico Massimo Marchi, lo psichiatra criminologo fiorentino che affianca la difesa). Donatini aveva chiesto da oltre una settimana di essere interrogato dal pubblico ministero che conduce l’inchiesta. Per puntualizzare, precisare, ribadire meglio certi concetti che al momento dell’udienza di convalida del fermo di pg non erano stati espressi in modo compiuto.
Bocche cucite. Sono le 17 quando Mariotti e il suo consulente escono dal penitenziario senza rilasciare dichiarazioni. Ermetico anche il legale dell’indagato che rileva solamente come il suo assistito abbia confermato i fatti in maniera compiuta e senza tentennamenti. Nelle due ore trascorse Donatini non si è limitato a raccontare gli accadimenti di quella tragica mattina e dei giorni precedenti, ma ha risposto anche alle domande formulate dal pm e suggerite dal suo consulente.
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Ancora una settimana. L’impressione è che prima di chiudere il cerchio e disporre gli atti necessari alla richiesta di rinvio a giudizio il sostituto procuratore dovrà sovrapporre le dichiarazioni rilasciate dall’imputato al gip Riccardo Nerucci con quelle fornite nell’interrogatorio in carcere di ieri pomeriggio. Non tutto coinciderebbe. Donatini aveva paura di essere licenziato, di perdere il lavoro che per lui era cosa più importante della sua vita. Un posto di lavoro procuratogli del padre, egli stesso dipendente per 30 anni della Lucart. E qualcuno gli aveva fatto credere, senza cattiveria s’intende, che correva quel rischio. Probabilmente servirà una settimana per tirare le conclusioni e, se occorre, ascoltare di nuovo alcuni testimoni.
Consulente di parte civile. Per questo motivo al termine dell’interrogatorio l’avvocato Da Tofori non ha presentato alcuna istanza di arresti domiciliari. Donatini resta detenuto e riceve con frequenza la visita della moglie, del fratello e dei genitori. Intanto anche il legale della famiglia Sodini avrebbe nominato un consulente tecnico: il dottor Antonio Francesco Paiano, psichiatra e già collaboratore nel gruppo di ricerca del professor Cassano. (l.t.)
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