La manifestazione
Canti e campane per il 25 aprile
Tanta gente alla cerimonia ufficiale in Cortile degli Svizzeri. Il legame con la strage dei migranti
LUCCA. Tanta gente ha partecipato, ieri mattina, alle celebrazioni a Lucca e nei vari centri della provincia per il 70esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo.
Il fulcro delle cerimonie è stato in Cortile degli Svizzeri, dove di fronte ai gonfaloni delle amministrazioni pubbliche hanno preso la parola, fra gli altri, il presidente della Provincia Stefano Baccelli e il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini: entrambi hanno puntato il loro discorso sui parallelismi fra il 25 aprile del 1945 e i tragici fatti avvenuti nel Mediterraneo negli ultimi giorni «Di fronte alle tragedie odierne dobbiamo anche noi resistere - ha detto il sindaco -, evitando di lasciarci andare ai nostri istinti peggiori, perché non ci appartengono, perché non fanno parte della nostra cultura, che invece parla di aiuto reciproco e sacrificio».
E Baccelli: «Come ci ricorderanno tra 70 anni se continuiamo a voltare la testa da un'altra parte? Vorrei che questo fosse un 25 aprile di ricordo, ma anche di impegno collettivo». Dopo gli onori militari, è stata deposta una corona di fiori al monumento ai caduti nell'aiuola di via XX settembre e in tanti hanno intonato "Bella Ciao", mentre le campane di alcune chiese della città suonavano esattamente come avvenne 70 anni fa nei momenti della Liberazione e della fine della Seconda Guerra Mondiale.
Un altro intervento assai apprezzato (e toccante) è stato quello di Stefano Bucciarelli, presidente dell’istituto storico della Resistenza, che ha rammentato le storie di alcuni partigiani che, durante la guerra civile, hanno perso la vita nella nostra provincia: «Leandro Puccetti, giovane studente di medicina, animatore di una delle più combattive formazioni della Garfagnana, ferito a morte nella battaglia di Monte Rovaio; come Manfredo Bertini, Maber, universitario e promettente operatore cinematografico che, inviato dal Servizio Informazioni degli Alleati in provincia di Piacenza, incappato, con la sua divisione in un massiccio rastrellamento e gravemente ferito, si dà la morte per consentire agli altri componenti la missione di mettersi in salvo e continuare il lavoro; come Amos Paoli che, muovendosi con la sua carrozzella su cui l'ha costretto da ragazzo la poliomielite, sotto il cui sedile nasconde armi, messaggi e documenti, catturato per una delazione dalle Ss, è ucciso dopo aver scagionato due amici presi con lui e continuando a tacere i nomi degli altri; come Luigi Berni che, ormai cinquantenne con famiglia, decide di dare il suo contributo alla Resistenza, ma, arrestato presso Filicaia dai tedeschi, è consegnato alla Brigata Nera a Castiglione: dopo averlo inutilmente torturato per giorni, lo legano a un autocarro e trascinano il corpo sulla strada finché non muore».
Infine, nel pomeriggio, il tour organizzato dall’Istituto storico e dall’Associazione nazionale partigiani per i luoghi della città che ricordano l’occupazione e la Resistenza dei partigiani.
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