Il dolore
Minacce e usura a Raffaelli, in due finiscono a giudizio
L’imprenditore ex presidente del Viareggio calcio aveva ricevuto 45.000 euro con un interesse del 100%. Telefonate minatorie anche alla moglie, poi la decisione di denunciare
CAMPORGIANO. Non si fermavano davanti a nulla pur di avere indietro i soldi prestati con un tasso del 100%: telefonate, incontri ai caselli autostradali, minacce di morte. Alla fine il 67enne Pietro Raffaelli, noto e chiacchieratissimo imprenditore (nonché ex presidente del Viareggio calcio) nato e residente a Camporgiano, ha deciso di non sopportare più la pressione e ha sporto denuncia. L’intervento delle forze dell’ordine e della Procura ha quindi portato alla sbarra, con l’accusa di tentata estorsione e di usura, Giovanni Sbaraglia, 54enne romano e Giovanni Pizzo, 68enne salernitano residente a Ciampino, in provincia di Roma. Il rinvio a giudizio è stato disposto dal gup e l’udienza è fissata per il 26 maggio.
La vicenda si snoda tutta fra la fine del 2012 e il 2013. Il primo novembre di tre anni fa Raffaelli, che si trovava in difficoltà finanziarie, si accorda a casa di Pizzo per ricevere un prestito di 45.000 euro da Sbaraglia. A fronte di questo prestito vengono rilasciati da Raffaelli 13 assegni per un valore complessivo di 67.000 euro.
Ma i presunti usurai non si accontentano. Vogliono guadagnare di più, chiedono che il prestito sia rinegoziato. E arrivano a raddoppiare il capitale, a prevedere di incassare 90.000 euro con scadenze comprese fra il 15 dicembre 2012 e il 31 maggio dell’anno successivo. Raffaelli non riesce a pagare gli interessi usurari richiesti dai due e allora cominciano le minacce. Avvertimenti arrivano per telefono all’imprenditore e anche a sua moglie Maria. Frasi tremende, con minacce di morte. E i due imputati si fanno vivi anche di persona: dapprima in un incontro al casello autostradale di Firenze Sud dell’A1 e da ultimo (nel giugno 2013) vicino all’uscita di Altopascio della Firenze-Mare.
A questo punto Raffaelli (che come parte offesa è tutelato dall’avvocato Francesco Marenghi di Pisa) decide di presentare denuncia e la macchina giudiziaria si mette in moto utilizzando anche una serie di intercettazioni disposte in un procedimento penale connesso, fino ad arrivare al rinvio a giudizio disposto ieri mattina.
Non è la prima volta che le strade di Raffaelli si incrociano con le aule di giustizia. L’ex presidente del Viareggio (entrò in carica nel 1988 a fianco di Giorgio Mendella), già condannato in via definitiva per associazione a delinquere di stampo mafioso, contrabbando di sigarette e riciclaggio, a fine 2013 è incappato in un’altra inchiesta che ha portato a un maxisequestro per circa 18 milioni di euro: secondo la procura, infatti, avrebbe eluso le norme antimafia continuando a esercitare l’attività di imprenditore attraverso prestanome. (l.c.)
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