Il Tirreno

Lucca

Premio al pediatra che ha aiutato gli ultimi del mondo

di Flavia Barsotti
Premio al pediatra che ha aiutato gli ultimi del mondo

La “Pantera d’oro” della Provincia di Lucca al professor Pier Luigi Giorgi che per dieci anni ha curato i bambini dell’India

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LUCCA. Era il 1972 quando il professor Pier Luigi Giorgi, nato in Garfagnana e oggi residente appena fuori dal centro di Lucca, ebbe il primo contatto con gli ambienti più poveri della Costa D’Avorio. Di quel viaggio e di tanti altri, raccontano le pareti del suo ambulatorio. Nessun certificato di laurea, nessuna specializzazione o riconoscimento sono esposti sui muri o sulla scrivania. «Per quelli - spiega - ci sono i cassetti e le librerie».

La sua vita, la sua storia è tutta nelle foto che lui stesso ha scattato. Le mostra con orgoglio. Ognuna parla di lui, di una persona di scienza, ma, prima di tutto, di un uomo. Altruista, concreto, appassionato. Classe 1929, specializzato in pediatria all'Università di Pisa nel 1953, arricchito e perfezionato all'estero. Un sapere messo da sempre a disposizione degli altri, in particolare dei più piccoli che lo ha condotto in Ecuador nel ’77 per realizzare una valutazione dell’ambiente e delle patologie di quel paese. Una missione culminata con il secondo viaggio del 79, in parte appoggiato economicamente dall'Università, dove, con il contributo di un team di professionisti, scoprì le cause della Paragonimiasi, una rara malattia che conduceva a morte la gente del luogo. Di lì a poco, ottenne la direzione dell’Ospedale dei Bambini Salesi di Ancona e la Cattedra in Clinica Pediatrica all'Università.

La svolta, nella sua missione di vita, arrivò però nel 1998. Fu un caso. Una di quelle coincidenze che capitano, di quegli incontri fortuiti che, in qualche modo, cambiano il corso delle cose. «Durante un viaggio turistico in India, vicino a Puri, in Orissa, fui avvicinato da un uomo. Era un missionario, padre Marian, che aveva preso i voti dopo esser fuggito da un campo di concentramento in Polonia. Si era trasferito da Roma in India e lì, a Puri, aveva costruito il villaggio dei Lebbrosi». Fu l’inizio di una nuova esperienza per Giorgi, di un lungo percorso, fisico e spirituale, affrontato su quel pulmino preso in affitto con i suoi risparmi, in compagnia di una guida e di un autista. «Andavamo villaggio per villaggio e mettevamo su, ogni volta, il nostro ambulatorio itinerante – ricorda – visitavamo i bambini, diagnosticavamo le patologie, facevamo esami, somministravamo medicine e poi li affidavamo ad alcune strutture». In India, il basso costo della vita, consentiva infatti le cure necessarie ad un decimo di quello del servizio europeo. Così era spesso il professore a garantire economicamente questo tipo di assistenza.

Dieci anni di viaggi e di aiuti umanitari. Dieci anni di mani tese a quei bambini che ringraziavano solo con gli occhi e con i loro sorrisi. È così che, per tutto quel tempo, Pier Luigi Giorgi ha impiegato le sue ferie. Arrivato il momento di staccare dalla routine quotidiana, preparava la valigia in compagnia della moglie alla volta dell’India. Macchina fotografica al collo per non lasciare lì nemmeno un brandello di quella storia, lavagnette e piccoli gessetti che i bambini centellinavano perché non si esaurissero subito, attrezzi del mestiere nella borsa, tutto quello che ci stava. In gioco c’erano difficoltà, ma anche grandi soddisfazioni. «Una volta, nella scuola di Puri, trovai quattro casi di lebbra. In quell'occasione c’erano 550 bambini. Mi colpì l’organizzazione: stavano in fila, ordinati, finché padre Kurian, successore di padre Marian, non dava loro ordine di cantare l’inno nazionale indiano. Pur trattandosi di un’istituzione religiosa, non c’era un’imposizione di quel tipo e ci si preoccupava di insegnare l’ inglese». Per ogni grande vittoria, c’erano però tante storie tristi. Fatte di omicidi, suicidi, donne e bambine trattate come schiave, costrette a sposarsi giovanissime, spesso vittime di stupri. È per combattere le battaglie di questa terra che, nel 2010, a Puri, Giorgi, ricostruì un’ala del lebbrosario per adibirla ad infermeria con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio e di un anonimo non cattolico. Una vita dedicata ai più sfortunati che Giorgi ha in parte raccolto nel libro “La mia India” che presenterà oggi alle 17 a Palazzo Ducale dove il presidente della Provincia gli consegnerà la Pantera d’oro.

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