Il Tirreno

Lucca

gli effetti della crisi

All’asta decine di quadri d’autore

di Barbara Antoni
All’asta decine di quadri d’autore

Arrivano a seguito di fallimenti, pignoramenti, prelievi di Equitalia: la tendenza è in aumento

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LUCCA. Le opere del post macchiaiolo livornese Cafiero Filippelli come quelle del pittore milanese Giulio Falzoni, come gli acquarelli di Mauro Corrias e i ritratti di Carlo Tallone, o le opere di Mario Cortiello meglio conosciuto come lo Chagall napoletano. E sono solo i nomi di spicco di una lista di artisti lunga tre pagine. Pittori del Novecento e contemporanei, con quotazioni elevate - di svariate centinaia e migliaia di euro - sul mercato dell’arte: decine di loro opere ieri sono state battute all’asta giudiziaria, partendo da un prezzo base pari alla metà di quello di stima, dopo che la prima asta, una settimana fa, è andata a vuoto.

L’asta giudiziaria come una galleria d’arte. È uno dei tanti effetti della crisi. Sempre più opere d’arte finiscono tra le schiere di oggetti all’incanto a seguito di fallimenti, pignoramenti, prelievi forzosi eseguiti da Equitalia. Opere d’arte accanto a banconi di bar smembrati dopo il fallimento, ad auto reduci dalle odisse di società finite in disgrazia e via dicendo.

Dall’istituto di vendite giudiziarie di Lucca gestito dalla So.Fir.R srl lo confermano. I quadri, viene spiegato, arrivano all’asta di San Concordio «a seguito di pignoramenti mobiliari e immobiliari, di prelievi fatti eseguite da Equitalia e da fallimenti». Opere che erano proprietà di privati, forse collezionisti forse semplici appassionati d’arte, che le avevano acquistate per godersele a casa propria. Ma il tracollo delle rispettive situazioni economiche ha fatto il resto. Esplode adesso questo nuovo mercato, e chi oggi ha la possibilità di comprare ne approfitta, anche solo per investire.

«I quadri all’asta vengono esposti il giorno prima, chi è interessato li viene a vedere e l’indomani partecipa all’asta. In molti casi gli acquirenti sono dei privati», spiegano ancora dall’asta giudiziaria.

Se l’incanto va deserto la prima volta la settimana dopo il prezzo base viene dimezzato: c’è chi scommette anche su questo escamotage per accaparrarsi un’opera d’arte a un prezzo davvero stracciato.

Un esempio è anche il dipinto di Filippelli andato all’asta ieri, un olio su cartone del 1925 di dimensioni 50 per 32: il prezzo base di stima era in prima battuta di 4.000 euro; trascorsa una settimana dal primo incanto ieri si è partiti da 2.000.

Del resto, nemmeno tre mesi fa, la stessa asta giudiziaria di San Concordio aveva battuto diciassette opere di Piero Mosti, pittore colorista vivente nativo di Massa. Un artista che ha esposto alla Biennale di Venezia, la cui fama è diffusa come minimo in tutta Europa. Raggiunto telefonicamente, si era detto totalmente all’oscuro del fatto che otto suoi affreschi e nove suoi quadri fossero approdati all’istituto di vendite giudiziarie. Con quotazioni da quatto a seimila euro sono stati battuti partendo da cifre irrisorie come cento o centocinquanta. «Se fossi e fossi a Lucca quei quadri li comprerei - aveva detto Mosti -. Per chiunque mettersi in casa un quadro che vale cinquemila euro pagandolo cento o poco più è un ottimo investimento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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