Il Tirreno

Lucca

Palazzo Ducale sarà la nuova sede del Comune

di Barbara Antoni
Palazzo Ducale sarà la nuova sede del Comune

Baccelli a fine mandato: terminerò il piano di ricollocazione di tutti e 475 i dipendenti

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LUCCA. Il trasferimento della sede comunale a Palazzo Ducale. Accordi e protocolli per tutelare tutti i dipendenti dell’attuale Provincia. Sono alcuni tra i fronti di maggior impegno per Stefano Baccelli nelle ultime settimane da presidente della Provincia. Periodo non facile, ammette, in cui avverte il peso e la responsabilità del doppio ruolo - di presidente della Provincia e di liquidatore della stessa - che da mesi porta avanti. Non per questo però sono venuti meno passione e senso del dovere. Così Baccelli, candidato al consiglio regionale per il Pd, incoraggiato dalla sua maggioranza ha deciso: rimarrà in carica fino al 31 maggio, data delle elezioni. Se sarà eletto decadrà automaticamente dall’incarico che ricopre da nove anni (due legislature); se non sarà eletto invece si dimetterà. Perché non vuole vedere la fine delle Province, «riforma che ho sempre ritenuto ingiusta. Infatti mi sono opposto: credo di avere sempre dimostrato schiena dritta. Non mi dimetto prima delle elezioni - dice - perché me lo hanno chiesto in particolare i gruppi consiliari. Ci sono passaggi ancora cruciali che stiamo costruendo. Se le elezioni dovessero andare male mi dimetterò. Avevo condiviso con la mia maggioranza che a prescindere da tutto con in primavera avrei rinunciato a proseguire la mia esperienza, sia per i continui tagli finanziari che per il riordino in corso. Non voglio fare il presidente di un ente diverso da quello per cui sono stato scelto e con il personale che passa ad altri enti. E non voglio sciupare il buon lavoro fatto».

Parliamo di conti. Come lascia la Provincia dal punto di vista del bilancio?

«Con un avanzo di oltre dieci milioni di euro, grazie alla cessione delle quote Salt, all’abbattimento di mutui e ad altre operazioni sui residui attivi. La lascio con debiti verso fornitori e imprese pari a zero, grazie anche a un sistema che abbiamo collaudato per pagare i debiti entro sessanta giorni. Un avanzo di queste dimensioni, con una spesa corrente annuale di 70 milioni non è cosa di tutti i giorni, considerando anche che quest’anno versiamo allo Stato 18 milioni per la finanza pubblica, mentre il prossimo anno ne saranno versati 25: soldi che i cittadini del territorio provinciale hanno versato pagando i tributi che confluiscono nelle nostre casse. Sono i numeri del consuntivo 2014 che stiamo approvando».

E il personale?

«Proprio ieri abbiamo avuto l’ultimo incontro con la Regione sul riordino. Abbiamo già pronta la proposta di delibera per trasferire le funzioni ai Comuni. E siamo i primi in Toscana ad averlo fatto. Siamo già in fase avanzata sulla convenzione più importante per trasferire 130 dipendenti alla Regione, che comunque non dovranno andare a lavorare in sedi diverse da Lucca, e sul ragionamento sul personale che rimarrà nella nuova Provincia. Abbiamo trovato fortissimo interesse e disponibilità dal Comune di Lucca ad assorbire 20 persone. È un fatto importante. Confido che potremo trovare una soluzione per tutti e 475 gli attuali dipendenti della Provincia. Al 31 marzo non ho fatto la dichiarazione di sovrannumero prevista dalla legge Delrio, una scelta avallata dalla legge della Regione Toscana, intervenuta con tempestività».

Quale futuro si prospetta invece per Palazzo Ducale?

«Rimarrà di proprietà della nuova Provincia, come del resto i beni culturali che l’ente possiede, vale a dire la Fortezza di Montalfonso a Castelnuovo e Villa Argentina a Viareggio. Per Montalfonso stiamo sottoscrivendo un protocollo di intesa con il Comune di Castelnuovo per condividere con l’ente cura e gestione del bene. Per Villa Argentina vorremmo procedere nello stesso modo: ne parleremo con la prossima amministrazione. Per Palazzo Ducale abbiamo condiviso col sindaco di Lucca Alessandro Tambellini l’idea di trasformarlo in sede del Comune: del resto il palazzo è la sede storica del governo della città. Il Comune andrebbe a occupare il primo piano, quello nobile, ma niente esclude che ci possa essere una coabitazione con la nuova Provincia. Con la Fondazione Banca del Monte stiamo cercando di garantire la salvaguardia della fruizione del Museo del Risorgimento e della Fondazione Cresci. Mi auguro che la Fondazione Cassa di Risparmio continui a mostrare sensibilità per il restauro e la manutenzione di Palazzo Ducale. Infine nell’ex Caffetteria dovremmo aprire un centro di accoglienza turistica con una vetrina delle eccellenze del territorio».

Come da legge regionale, turismo, sociale, albo del volontariato, sport e forestazione saranno le deleghe attualmente della Provincia che passeranno ai Comuni. La Provincia in liquidazione potrà lasciare un suggerimento per l’organizzazione ad esempio del turismo?

«Stiamo predisponendo una delibera che replica quella della Regione nei nostri confronti. Più nello specifico proporrò per la Versilia tre opzioni: la prima che il personale venga adottato dall’Unione dei Comuni della Versilia, la seconda che siano i singoli Comuni a portare avanti le politiche turistiche, la terza che si proceda a una proroga perché siano ancora gli uffici della Provincia ad occuparsene per loro conto. Per Lucca e la Piana farò due proposte: la proroga di attività per gli uffici provinciali o lo spezzettamento fra i Comuni. Sia nel primo che nel secondo caso propendo per la prima ipotesi.

Nove anni alla guida della Provincia. Le cose migliori che ha fatto e quelle che avrebbe voluto fare ma non le è riuscito.

«È stata un’esperienza bellissima, faticosa, stressante. L’ho vissuta ogni giorno e con enorme soddisfazione. Mi sono realizzato come persona e non sarò mai abbastanza grato a chi mi ha scelto: i cittadini mi hanno dato un’occasione di vita e li ringrazio. Come ringrazio dipendenti e collaboratori, che mi sono stati sempre vicini. Cosa di più bello penso di aver fatto? Per la difesa del suolo gli argini del Serchio, per i beni culturali il recupero di Villa Argentina, per i lavori pubblici la variante di Castelnuovo, lo scalo merci del Frizzone, il progetto partito per il nuovo ponte sul Serchio; per l’ambiente la chiusura dell’inceneritore di Falascaia. Per la scuola il recupero ancora in corso degli edifici, grazie alle risorse della Fondazione Cassa di Risparmio, per i giovani i recenti incarichi di alcuni mesi a cinquanta stagisti. Col cuore dico che la cosa più bella è stata conoscere tanta gente. Cosa non sono riuscito a fare? La variante di Piano del Quercione: i soldi ci sono, ma è da chiudere l’accordo di programma. Non è conclusa la messa in sicurezza del torrente di Camaiore e della Gora di Stiava: interventi importanti per lo sviluppo delle imprese».

E così è la fine della Provincia. Quale sarà il futuro?

«Penso che in prospettiva si debba ragionare di Comuni come enti efficienti. Bisogna fare passi avanti nella fusione dei Comuni pensando allo sviluppo equilibrato della Regione. Con il cartario, la nautica, il turismo e i rispettivi indotti siamo il secondo distretto industriale toscano. Bisogna dare voce forte ai comparti per portare a casa risultati per il nostro territorio. Risultati che porteranno benefici a tutto ciò che sta intorno, al territorio toscano nel suo insieme».

E questo sarà il suo impegno da consigliere regionale, se verrà eletto?

«Infatti».

Come si sente ora che la campagna elettorale è partita?

«Adrenalinico. È un momento di messa in discussione con me stesso. Ora più che mai penso che si debba partire sempre dall’ascolto di imprese e cittadini, di chi opera nel turismo. Mi impegnerò a fondo anche per la sanità: mancano servizi al territorio a Lucca e nella Piana».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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