Il Tirreno

Lucca

Il nudo contestato rimosso dalla vetrina della galleria d’arte

di Francesco Cosimini

Nel mirino il quadro dipinto da Giancarlo Fruzzetti C’è chi si è lamentato direttamente con il sindaco

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LUCCA. Paese piccolo, in questo caso Barga, la gente mormora... per un quadro. Ecco l'antefatto: in vetrina alla Galleria Comunale in via di Borgo, attualmente occupata dalla personale di Giancarlo Fruzzetti, artista trentaquattrenne di origini massesi che da anni vive a Castelnuovo di Garfagnana, una tela raffigurante un nudo femminile, ha urtato la sensibilità di qualcuno.

Fin qui nessuna novità, perché esempi di opere ritenute da alcuni “inappropriate”, se ne possono fare tanti, ma in questo caso, qualcuno ha preso la briga di andare in palazzo Pancrazi, sede del Comune, a riferire direttamente al primo cittadino Marco Bonini. E così, dopo qualche giorno che l'artista aveva esposto l'opera in vetrina, Venti d'Arte, attuale gestore dello spazio, ha ricevuto una telefonata dalla segreteria del sindaco in cui si consigliava di spostare l'opera incriminata all'interno. Un nudo femminile in un momento intimo, personale, forse autoerotismo come suggerito dalla bocca sensualmente aperta, è dipinto sulla tela. Fosse stato esposto alla Biennale o altrove, molto probabilmente, sarebbe passato inosservato, ma certamente preso in considerazione in quanto il frutto della sensibilità dell'artista.

Alcuni pensano che Fruzzetti abbia voluto rappresentare un momento di disperata solitudine, la mancanza d'affetto ed un disperato grido d'aiuto. Infatti, la bocca, pare gridare, smontando quanto i benpensanti o “malpensanti”, hanno voluto vedere e soprattutto non prendere in considerazione Giancarlo che è autore di libri, lungometraggi, pittore di volti umani. I ritratti, ogni tela di “Figure retoriche”, questo il titolo della personale a Barga, sono tasselli per rappresentare la multiforme complessità della società, la stessa formata da chi gli ha puntato il dito contro.

«Io non so perché abbia creato scalpore, è un fatto che m'ha lasciato stupito; non si finisce mai di stupirsi»: così Fruzzetti definisce la vicenda dove suo intento non era di provocare ma «ricercare la bellezza, non assoluta, perché c'è sempre quel difetto che attrae».

Poi parole rivolte a chi ha protestato: «Non credo che a livello visivo o concettuale sia qualcosa di provocatorio; probabilmente ci sono persone che riconoscono la provocazione in quello che è naturalmente umano».

Tutta la vicenda incuriosisce, solleva domande, ma soprattutto fa notare la persistenza di tabù; ognuno può leggere l'opera d'arte seguendo la propria sensibilità, ma perché si ha paura d'andare oltre quello che si vede? Si preferisce vivere in superficie, evitando di addentrarsi in quanto c'è oltre un primo sguardo? «L’attuale proliferazione di immagini - spiega “Venti d’arte”, che gestisce lo spazio espositivo - e il fatto che oggi la nudità sia ovunque, farebbe pensare che vedere nudi sia facile e normale, invece si rischia di fermarsi alla superficie e di non ragionare in modo critico. L’audacia di Fruzzetti non sta tanto nell’aver osato rappresentare ed esporre un nudo femminile, quanto nel mettere sotto gli occhi di tutti opere che parlano di persone, umanità, solitudine, cuore. Non è stato forse un sommo pittore, Leonardo da Vinci, a ricordarci che dopotutto “la pittura è cosa mentale?», Oggi, però, la tela non è più esposta in vetrina.

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