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Lucca

I residenti: «Poteva scapparci il morto»

I residenti: «Poteva scapparci il morto»

Rabbia per una situazione denunciata tante volte e mai risolta: «Ultimamente il terrazzo si era incurvato»

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LUCCA. «Erano le 4,04 quando, nel sonno, ho sentito un rumore. Un tonfo secco e poi il silenzio assoluto. Subito mi sono affacciato, ma non sono riuscito a vedere niente, così mi sono rimesso a dormire. Poi, stamani, la sorpresa: il solaio del loggiato di via Beccheria era crollato». A raccontarlo è un residente di piazza XX settembre mentre osserva, tanto incredulo quanto amareggiato, le operazioni dei Vigili del Fuoco accorsi sul posto fin dalle prime ore della mattina per eliminare i detriti e mettere in sicurezza la zona. Intorno ai nastri bianchi e rossi, posti per isolare il tratto interessato, si radunano i curiosi, i passanti e i molti commercianti che gridano alla tragedia sfiorata.

«È una vergogna! Ma cosa aspettavano? – si dicono fra loro senza poter entrare nei negozi a causa della strada chiusa - L’esercizio di fronte, ogni mattina colloca i propri tavolini di fianco al loggiato: se fosse accaduto poche ore prima o poche ore dopo? Lì si siedono clienti a ripetizione. Noi stessi, nelle pause, ci appoggiamo per un caffè. Avrebbe potuto scapparci il morto».

Un pensiero comune a quello di chi, sconcertato, passa di lì più volte al giorno. «Vengo spesso nella “Piazzetta del libro” – commenta Rosella Barsi – vendo quelli usati e compro ciò che mi interessa. Non posso pensare a cosa sarebbe potuto capitare».

«Faccio questa strada ogni mattina – afferma poi un signore – Insieme alla mia nipotina attraverso il corridoio libero dalle impalcature che congiunge Corte del Biancone a via Beccheria». Lo stesso passaggio che ieri mattina è apparso completamente invaso dalle macerie. Lastre di cemento, pietroni, lamiere, mattoni, calcinacci, parti del ponteggio sono crollati verso l’interno da un’altezza di cinque metri, occupando l’area per intero. Qualcuno, a quella vista, grida addirittura “Finalmente!”. Che fosse l’unico modo perché si muovesse qualcosa? E dire che, a fine 2014, la controversia fra la Generali Real Estate, braccio immobiliare della società di assicurazioni, proprietaria del terrazzo soprastante, e il Comune su chi avesse dovuto accollarsi le spese della ristrutturazione, sembrava essere risolta. Da anni, i cittadini, aspettavano quei lavori che, con il passare del tempo, si rendevano sempre più necessari.

Segnalazioni, articoli sui quotidiani, incontri: da tempo c’era chi si era mosso per risolvere la questione. Fra loro, Stefano Cinquini, titolare di uno dei banchi in Corte del Biancone. «Era il 9 aprile 2013 quando le prime lastre in pietra si staccarono dalla volta schiantandosi a terra. Da allora, ho ripetutamente sollecitato il sindaco affinché sistemasse la situazione. Questo è il risultato. Nell'ultimo periodo, il terrazzo si era incurvato e si era formata una crepa che, seppur piccola, non era da sottovalutare trattandosi di un arco a compressione. Nel giro di due anni, nessuno è intervenuto: se la sono cavata con una impalcatura». La stessa che, come più volte Cinquini aveva denunciato al Tirreno, ostruiva peraltro ai clienti la vista delle bancarelle, comportando un ingente danno economico per le attività. L’unica soluzione, temporanea e non del tutto efficace, l’avevano trovata nell'affissione di numerosi cartelli e frecce che indicassero ai passanti la Piazzetta del Libro.

«Per metterli, ogni mattina attraversavo il loggiato quattro o cinque volte» spiega Cinquini. Se fosse capitato di giorno, forse oggi non avremmo contato soltanto i danni. L’indignazione è alle stelle. Impossibile non percepire i malumori di chi, ogni giorno, aveva sotto gli occhi il degrado e il pericolo in pieno centro storico. «L’amministrazione? Il sindaco? C’è chi ci ha finito la strada per denunciare questo scempio – dichiara Elisabetta Maestripieri –. E perché i proprietari del fabbricato si sono sentiti autorizzati a fare finta di niente e ad aspettare?».

Una vergogna, secondo molti, vedere a lavoro le squadre dei Vigili del Fuoco, anziché la ditta che già da tempo qualcuno avrebbe dovuto contattare. «Tutto questo è stato segnalato ampiamente – commenta anche Cinzia Ricci, fondatrice del gruppo Facebook “Se io fossi il sindaco di Lucca” –. Recentemente c’era stato il precedente del muro di Villa Bottini, interamente di proprietà del Comune. Il caso del loggiato è diverso, ma non meno importante soprattutto perché da tempo avevamo avuto avvisaglie. E’ un fatto di una gravità estrema: hanno lasciato, per ben due anni, che il tempo e le piogge finissero di logorare una struttura già pericolante».

Flavia Barsotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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