Il Tirreno

Lucca

Crolla il palazzo ex Ina Guerra Comune-proprietà

di Flavia Barsotti
Crolla il palazzo ex Ina Guerra Comune-proprietà

Venuto giù il terrazzo transennato da due anni: «Ora devono fare i lavori»

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LUCCA. Era la mattina del 9 aprile 2013. Erano circa le 9 quando due lastre in pietra si staccarono dalla volta del loggiato di via Beccheria a cinque metri di altezza senza, per fortuna, colpire nessuno. Fu l’inizio di una vera e propria odissea culminata la notte scorsa, poco dopo le 4, con il crollo del solaio dell’ex edificio Ina. Per fortuna nessuno si è fatto male. Ma la strada è stata chiusa per buona parte della giornata per permettere ai vigili del fuoco di mettere in sicurezza l’area, eliminando tutti i pezzi che sarebbero potuti venir giù.Un evento improvviso, ma non imprevedibile, visto che dopo il primo crollo di due anni fa niente era stato fatto. Ora, però, il Comune ha ordinato alla proprietà, la Generali Real Estate, di provvedere ai lavori.

Una storia durata due anni, fatta di ordinanze, incontri e segnalazioni. Il primo provvedimento, il 12 aprile 2013, quando il Comune, impose alla proprietà di far fronte alle situazioni di rischio per l’incolumità pubblica, di effettuare accurate verifiche e procedere ai lavori per il ripristino della situazione originaria di sicurezza. Poco dopo la proprietà dichiarò di aver rimosso le condizioni di pericolo e di impegnarsi ad eseguire gli altri interventi necessari nel più breve tempo possibile. Il 20 maggio 2013 con una lettera, l’amministrazione fece sapere che, in virtù di una servitù di pubblico passaggio dal 1933, le proprie competenze sull’ edificio non andavano oltre la pavimentazione e l’illuminazione del porticato.

«Nella stessa missiva – spiega oggi il Comune - si ribadiva la necessità di terminare i lavori di messa in sicurezza, facendo riferimento alle segnalazioni pervenute da commercianti e residenti della zona sul generale stato di incuria dell’area». Da quel momento, la rabbia e le preoccupazioni di chi ogni giorno viveva quella parte della città, infatti erano andate crescendo. L’impalcatura, collocata lungo il porticato, che tutti immaginavano provvisoria e diventata invece una parte spiacevole dell’arredo urbano, aveva costretto fin da subito i titolari del bar Pinelli a trasferire i tavolini dal loggiato alla strada e i librai di Corte del Biancone a optare per l’affissione di cartelli e indicazioni che li rendessero visibili ai clienti. Era iniziato così il calvario di alcuni commercianti: fra loro, Stefano Cinquini che, nell'arco dei due anni, più volte aveva condotto sul tavolo del sindaco, i disagi della sua categoria. Intanto, mentre il tempo passava, il cantiere fermo, sebbene «l’amministrazione continuasse a sollecitare il privato a terminare l’intervento sull'edificio ad esempio con le lettere datate 5 e 25 settembre 2014 in cui si richiedeva il pagamento dei ponteggi, pena la messa in mora». Il 4 novembre 2014 la svolta sembrava essere prossima con la presentazione da parte delle Generali di una domanda di autorizzazione paesaggistica per dare il via ai lavori. Poi, ieri, il crollo. E l’ordinanza del Comune per intimare alla proprietà l’immediata messa in sicurezza e il ripristino dei luoghi: «Nel caso in cui ciò non avvenisse saremo noi a intervenire, rivalendoci poi sul privato».

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