Proteste
L’impasse no: scelgo Buenos Aires
Vanni, esperto di musei, convocato per un piano poi sfumato, insegnerà all’università argentina
LUCCA. Sfuma nel nulla di fatto (almeno per ora) un progetto per un museo “alternativo” su Lucca e la sua storia, un museo che avesse caratteristiche avanzate tali da potersi piazzare tra le offerte culturali di livello internazionale.
Per questo, a suo tempo, era stato interpellato Maurizio Vanni, direttore del museo di arte contemporanea Lu.C.C.A. in via della Fratta, esperto di fama in materia di marketing culturale.
Vanni è stato invitato dall’amministrazione comunale, consultato sul progetto che si custodiva per il rilancio di Palazzo Guinigi dopo la chiusura del museo della storia della città (Must) ma tutto è finito lì.
«Non c’è stato alcun seguito a quella consultazione - spiega Vanni -. In uno spazio come quello di Palazzo Guinigi si potrebbero fare tante cose, ma vanno progettate, non improvvisate. E tra farle e gestirle poi c’è una un passaggio non indifferente. Il pubblico però non può dettare le regole se si mette in gioco con un privato. Basti pensare al bando per la gestione della ex Casa del Boia: chi vorrebbe assumerla con le regole che vengono messe nero su bianco che il Comune può di sua iniziativa intervenire. La mentalità corrente dell’amministrazione pubblica, non solo a Lucca, si gioca sul mantenere le cose, non sul farle».
«In quell’incontro a cui non c’è stato seguito - aggiunge Vanni - ho detto che sarebbe stato interessante partecipare a un progetto del genere, ma che avrei avuto cose da dire, che sarei stato felice di esprimere i miei pensieri».
Continua a vedere la situazione in positivo Vanni, convinto che prima o poi la mentalità cambierà anche in Italia e anche a Lucca. Intanto però ha deciso di accettare un’offerta da molto lontano: dall’università di Buenos Aires come docente di museologia e marketing museale.
«Ovviamente - dice il direttore del museo lucchese di arte contemporanea - scegli di andare dove sei considerato, dove ti senti apprezzato. All’università argentina mi hanno assegnato quattro tutor e due assistenti. Ho già cercato casa. Questo incarico mi porterà via intanto tre mesi l’anno, maggio agosto e ottobre».
«Sono comunque contento - afferma riferendosi al progetto sfumato a Lucca -. Lo sarò di più se riuscirò a fare qualcosa. Mi auguro che questa nuova esperienza mi consenta di esprimere le mie idee a un tavolo ministeriale. In Italia la paura di non controllare la macchina è nel Dna del politico. Non è così solo a Lucca. Non mollo, ma intanto parto, poi vedremo. Forse nel 2016 l’impegno in Argentina diventerà più importante», conclude.
Barbara Antoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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