Il Tirreno

Lucca

Rose bianche e silenzi per l’addio a Francesco

di Luca Cinotti
Rose bianche e silenzi per l’addio a Francesco

Il parroco: «Un pensiero anche a Massimo e ai suoi»

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LUCCA. Si abbracciano Damiano e Riccardo davanti al carro funebre che porterà il loro padre, Francesco Sodini, nell’ultimo viaggio. Sguardi ancora sconvolti, come può esserlo solo un ragazzo di fronte a una tragedia che improvvisamente ti cambia la vita. Accanto a loro i compagni di squadra del basket che passano per un abbraccio, per una parola, per un tocco sulla spalla. Intorno le centinaia di persone arrivate nella chiesa e nel piazzale dell’Arancio per i funerali del caporeparto della Lucart ucciso martedì scorso dal proprio collega Massimo Donatini.

Tanta gente e, dall’altare, un pensiero anche per l’assassino. A proporlo il parroco di Antraccoli (chiesa frequentata dalla famiglia Sodini), don Simone Giuli, che ha concelebrato i funerali: «Affidiamo al signore anche la famiglia di Massimo, che come quella di Francesco sta affrontando un momento di grande difficoltà». In questi giorni tremendi don Simone è stato un confidente e un aiuto per Maria Pia Manfredini, la moglie di Francesco, e per i due figli. E, su loro richiesta, ha condotto una messa funebre asciutta, rigorosa e breve: meno di tre quarti d’ora. Contenuta è stata anche l’omelia, arrivata dopo la lettura di uno dei brani più famosi dei vangeli, il discorso della montagna. Un messaggio di speranza e di giustizia, una scelta che don Simone ha voluto spiegare perché non apparisse contraddittoria con il momento: «Quando succedono cose come queste bisogna riscoprire il senso di comunità e di speranza perché certi episodi non accadano mai più».

Quando la bara, con una grande corona di rose bianche appoggiata sopra, viene caricata sul carro funebre parte un applauso, forte ma non invadente. Come quello che, qualche minuto più tardi, saluta la partenza della salma per il cimitero di San Martino in Freddana, il paese di origine della famiglia di Sodini. Al lato della vettura due corone direttamente legate al posto di lavoro di Sodini, snodo centrale di questa tragedia dell’assurdo: una della Lucart e una della famiglia Pasquini, che dall’azienda cartaria è proprietaria e che ieri era rappresentata da Guido e Massimo Pasquini.

Tanti erano i dipendenti dell’azienda che sono voluti essre presenti, accanto a giocatori e dirigenti del mondo della pallacanestro maschile lucchese.

E poi c’erano i colleghi della moglie di Sodini, che lavora all’ufficio postale di Lammari, e quelli del fratello di Francesco, Massimo, ispettore di polizia in servizio alla questura di Lucca.

Per tutti poca voglia di parlare e una domanda comune, non pronunciata ma visibile negli occhi: «Come è stato possibile tutto questo?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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