Sicurezza
Omicidio, Donatini chiede di vedere i familiari
In prigione non può ricevere giornali, vedere la Tv e accendere il pc. Il magistrato gli ha concesso il permesso di incontrare la moglie in San Giorgio. Oggi i funerali di Sodini
LUCCA. «Come stanno mia moglie e il mio bambino?». Nella sua cella del carcere di San Giorgio venerdì mattina il detenuto Massimo Donatini - controllato a vista dalla polizia penitenziaria in una sorta di isolamento - per la prima volta dall’inizio di un storia che ha rovinato due famiglie ricorda le persone care. In prigione non può ricevere giornali, vedere la tv e accendere il pc. Solo silenzio. Da martedì sino all’alba di venerdì l’operaio tranquillo e sorridente trasformatosi in uno spietato killer capace di uccide l’ex amico-caporeparto scaricandogli addosso tredici colpi di pistola è stato impegnato a rispondere alle domande di poliziotti, carabinieri, magistrati e giudici. Ha raccontato con spaventosa lucidità ogni momento precedente e successivo all’omicidio di Francesco Sodini, 52 anni, colonna della cartiera Lucart di Porcari, una persona stimata e benvoluta sia dai padroni che da impiegati e operai senza distinzione. Lo ha fatto con una serenità disarmante, con un distacco tipico dello sdoppiamento di personalità. Nessuna lacrima, nessun rimorso. Come se non fosse stato lui a premere il grilletto e a finire il collega quando era inerme a terra probabilmente già colpito a morte. Settantadue ore dopo il delitto Donatini ha chiesto di vedere la moglie. Un incontro che avverrà nei prossimi giorni perché il magistrato ha già concesso il permesso.
I funerali della vittima. Sabato pomeriggio, alle 15.30, si terranno i funerali di Sodini: la cerimonia è prevista per le 15.30 nella chiesa parrocchiale dell'Arancio.
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Un rancore covato da anni. Lo ha ammesso parlando in carcere. «Da vent’anni mi prendevano in giro quelli là». Un riferimento esplicito ai colleghi di lavoro. In quella frase è racchiuso quell’odio viscerale all’origine della tragedia. Come può una persona mite, mai sopra le righe, incapace di arrabbiarsi, alzare la voce, sacramentare e men che meno usare le mani uccidere una persona conosciuta da decenni con una ferocia degna di un criminale incallito? Un interrogativo che si pone anche il sostituto procuratore Antonio Mariotti che prosegue nelle indagine - delegata alla squadra Mobile e al nucleo operativo dei carabinieri - per capire se la rabbia covata da anni fosse legata alla sua psiche deviata oppure fosse vittima di mobbing, di pesanti vessazioni. È ormai chiaro che Donatini era la vittima designata degli scherzi dei colleghi di lavoro. Ma mai prima di quel terribile mattino aveva reagito con i colleghi o si era mostrato in collera.
Consulente tecnico. Il pubblico ministero nominerà (o lo ha già fatto) un medico psichiatra per cercare di capire cosa ha spinto un povero diavolo che non aveva mai fatto male ad una mosca a uccidere in modo freddo e determinato. Quale meccanismo è scattato nella sua testa e se qualcuno poteva prevederne gli effetti. La moglie, i familiari più stretti, gli amici di una vita s’interrogano sgomenti. Nessuno ha mai sospettato che in lui vi fosse una doppia personalità: dottor Jeckill e Mr Hyde. Una persona lineare e pacata. Anche il legale di fiducia, Ornella Da Tofori, oltre a farsi affiancare da un collega più esperto dovrebbe nominare un consulente tecnico. L’impressione è che il processo che scaturirà da questa storia a tinte fosche sarà scandito da una guerra di perizie.
IL COMMENTO L'abisso tra Facebook e la realtà
Il coraggio della moglie. Deborah Bianchi (che non aspetta il secondo figlio) venerdì mattina ha riaperto la sua lavanderia in via Piaggiori. Il dolore è atroce, ma la vita deve andare avanti. Perché c’è un ragazzino da tirare su. È andata ad abitare con la madre. In queste notti ha dormito pochissimo. Non sa darsi pace, non riesce a capire, non poteva immaginare. Il suo Massimo non le aveva mai confidato il disagio a lavoro. Non le aveva mai parlato di telecamere sistemate vicino alla caldaia per spiarlo, per licenziarlo. È uscito di casa dicendole semplicemente che andava a correre. Invece andava ad uccidere un amico.
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