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Omicidio di Lucca: «Un lavoro da solitario difficile capire i disturbi»

Omicidio di Lucca: «Un lavoro da solitario difficile capire i disturbi»

L’azienda ricostruisce il ruolo di Donatini, operaio addetto alle caldaie, e si chiude nel dolore: «Questo è il momento del lutto per tutti noi»

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LUCCA. Difficile inquadrare a trecentosessanta gradi la personalità di Massimo Donatini. Fare il caldaista, viene spiegato dalla Lucart, l’azienda dove ha lavorato da venticinque anni a questa parte, «comporta un lavoro quasi da solitario e cogliere anche eventuali segnali di una debolezza, di una fragilità o di un disturbo può risultare difficile, visto che i contatti con i colleghi sul posto di lavoro sono pochi».

A quattro giorni dalla tragedia, dalla mattina terribile in cui l’operaio caldaista Massimo Donatini ha ucciso a colpi di pistola il caporeparto Francesco Sodini, oltre ai dipendenti anche la direzione aziendale della Lucart riesce difficilmente a spiegare un gesto del genere.

Al momento, fa sapere l’ufficio comunicazione della società guidato da Tommaso De Luca, «stiamo affrontando il lutto. In occasione dei funerali fermeremo le macchine per consentire ai dipendenti di partecipare alle esequie di Francesco Sodini. Intanto, come sempre qui da noi, i lavoratori si sono organizzati per devolvere un’ora di lavoro, forse di più, alla famiglia del caporeparto ucciso. È grazie all’associazione che esiste fra i dipendenti che vengono messe in atto iniziative del genere».

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Quanto ai fatti, alla loro genesi malata, l’azienda è completamente all’oscuro. Anche se a questo punto una parte sostanziale dei contorni della vicenda si sta delineando. Un elemento è la personalità probabilmente fragile dell’omicida. «Forse debole, forse disturbata - è del parere anche l’azienda -. Qualcosa può aver scaturito l’intenzione omicida, ma è difficile pensare quale cosa nello specifico. Il gruppo di lavoro di cui facevano parte sia Sodini che Donatini era affiatato, senza frizioni reali».

Nei confronti del caporeparto Francesco Sodini, responsabile oltretutto dei reparti turbine di tutti gli stabilimenti del gruppo Lucart, senza esitazione alcuna l’azienda esprime di avere sempre nutrito la massima fiducia.

«Possiamo mettere la mano sul fuoco sulla correttezza di Sodini - viene riportato -. Una persona che un eventuale elemento debole lo avrebbe protetto e non assolutamente vessato. Francesco Sodini oltretutto era un braccio destro dell’azienda dal punto di vista del comparto tecnico».

Dopo quanto è accaduto martedì di prima mattina in via Sandei a Lucca, dove l’asfalto è stato macchiato dal sangue del caporeparto ucciso dal suo collaboratore, nel luogo in cui entrambi lavoravano rimane una grande tristezza: una tragedia di queste dimensioni rimarrà indimenticata, qualsiasi sia la ricostruzione definitiva del delitto.

E adesso la tristezza è al culmine: il momento del lutto, appunto. Che sfocerà nel giorno del funerale di Sodini, quando tutta la “sua” azienda, tutti i suoi colleghi, saranno a rendergli tributo.

Barbara Antoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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