Il Tirreno

Lucca

Omicidio di Lucca, i colleghi confermano il tragico scherzo

Barbara Antoni
Massimo Donatini e un mazzo di fiori posato sul luogo dove è stato ucciso Sodini
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Massimo Donatini e un mazzo di fiori posato sul luogo dove è stato ucciso Sodini

La burla innescata durante una cena fra colleghi avrebbe scatenato il delitto in cui ha perso la vita un caporeparto della Lucart

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LUCCA. Quel maledetto scherzo. La burla innescata durante una cena fra colleghi che ha scatenato il dramma. Rimbalza anche fra i reparti dello stabilimento Lucart di via Ciarpi a Porcari la tesi che sia stato uno scherzo molto infelice a far scattare il rancore e la furia omicida di Massimo Donatini, 43 anni, l’operaio caldaista che la mattina di martedì 7 aprile ha atteso in via Sandei a Lucca che il suo caporeparto Francesco Sodini uscisse di casa per freddarlo con tredici colpi di pistola. «Lo scherzo nato a cena, la storia inventata che Donatini sarebbe stato visto dalle telecamere compiere azioni non autorizzate durante le ore di lavoro, come usare il cellulare, e che la scoperta gli avrebbe causato il licenziamento è la voce più fondata che circola anche tra i colleghi», spiega Donato Castellano, operaio Lucart. E dire, continua con grande rammarico per quanto è accaduto, che «non più tardi di Pasquetta Donatini aveva festeggiato con la famiglia il compleanno del figlio piccolo. E il giorno dopo ha ucciso il suo caporeparto. Un dolore immenso per tutti noi. Sono sempre stati due pezzi di pane Sodini e Donatini. A Sodini poi se gli chiedevi un favore te ne faceva due».

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«Due persone così gentili: quanto è successo è assurdo - afferma Chami Gameddegoda, dipendente Lucart -. Sodini era una persona bravissima, una ricchezza per tutto il gruppo. L’altro lo ricordo come un lavoratore tranquillo. Sarà anche stato vittima di uno scherzo, ma a 43 anni non si è bambini, bisogna saper capire se ti dicono qualcosa per burla, per battuta. Sì, in fabbrica si dice che lo scherzo sia partito la sera della cena del reparto dove lavoravano Sodini e Donatini. Ma a una cena di lavoro una battuta è anche normale. Chissà se Donatini si è reso conto che ha rovinato due famiglie».

È molto addolorata anche Tina Baldi, pensionata Lucart. In cartiera ha lavorato una vita e tuttora è come se ne facesse sempre parte, visto che abita nella villetta di fronte all’azienda in via Ciarpi. La signora Tina lavorava nel reparto veline, è uscita nel 2001. Conosceva molto bene Sodini. «Un ragazzo speciale, all’epoca era elettricista. Era bravissimo, non si può pensare che sia stato ucciso», sottolinea.

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Intanto la Fistel Cisl, attraverso il suo profilo Facebook, fa sapere che «in merito alla tragedia di martedì, oltre che rinnovare condoglianze sincere e vicinanza alle due famiglie coinvolte, da parte di tutta la segreteria e del consiglio generale, continuando a rimanere in silenzio, nel rispetto delle famiglie e delle autorità competenti alle indagini, troviamo fuori luogo e irrispettose diverse valutazioni e riflessioni riportate sui giornali o social network da moralisti, criminologi fai-da-te o “giuslavoristi”. Invitiamo tutti al silenzio, quando questo è d'oro!».

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