Sicurezza
Omicidio di Lucca, i colleghi confermano il tragico scherzo
La burla innescata durante una cena fra colleghi avrebbe scatenato il delitto in cui ha perso la vita un caporeparto della Lucart
LUCCA. Quel maledetto scherzo. La burla innescata durante una cena fra colleghi che ha scatenato il dramma. Rimbalza anche fra i reparti dello stabilimento Lucart di via Ciarpi a Porcari la tesi che sia stato uno scherzo molto infelice a far scattare il rancore e la furia omicida di Massimo Donatini, 43 anni, l’operaio caldaista che la mattina di martedì 7 aprile ha atteso in via Sandei a Lucca che il suo caporeparto Francesco Sodini uscisse di casa per freddarlo con tredici colpi di pistola. «Lo scherzo nato a cena, la storia inventata che Donatini sarebbe stato visto dalle telecamere compiere azioni non autorizzate durante le ore di lavoro, come usare il cellulare, e che la scoperta gli avrebbe causato il licenziamento è la voce più fondata che circola anche tra i colleghi», spiega Donato Castellano, operaio Lucart. E dire, continua con grande rammarico per quanto è accaduto, che «non più tardi di Pasquetta Donatini aveva festeggiato con la famiglia il compleanno del figlio piccolo. E il giorno dopo ha ucciso il suo caporeparto. Un dolore immenso per tutti noi. Sono sempre stati due pezzi di pane Sodini e Donatini. A Sodini poi se gli chiedevi un favore te ne faceva due».
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«Due persone così gentili: quanto è successo è assurdo - afferma Chami Gameddegoda, dipendente Lucart -. Sodini era una persona bravissima, una ricchezza per tutto il gruppo. L’altro lo ricordo come un lavoratore tranquillo. Sarà anche stato vittima di uno scherzo, ma a 43 anni non si è bambini, bisogna saper capire se ti dicono qualcosa per burla, per battuta. Sì, in fabbrica si dice che lo scherzo sia partito la sera della cena del reparto dove lavoravano Sodini e Donatini. Ma a una cena di lavoro una battuta è anche normale. Chissà se Donatini si è reso conto che ha rovinato due famiglie».
È molto addolorata anche Tina Baldi, pensionata Lucart. In cartiera ha lavorato una vita e tuttora è come se ne facesse sempre parte, visto che abita nella villetta di fronte all’azienda in via Ciarpi. La signora Tina lavorava nel reparto veline, è uscita nel 2001. Conosceva molto bene Sodini. «Un ragazzo speciale, all’epoca era elettricista. Era bravissimo, non si può pensare che sia stato ucciso», sottolinea.
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Intanto la Fistel Cisl, attraverso il suo profilo Facebook, fa sapere che «in merito alla tragedia di martedì, oltre che rinnovare condoglianze sincere e vicinanza alle due famiglie coinvolte, da parte di tutta la segreteria e del consiglio generale, continuando a rimanere in silenzio, nel rispetto delle famiglie e delle autorità competenti alle indagini, troviamo fuori luogo e irrispettose diverse valutazioni e riflessioni riportate sui giornali o social network da moralisti, criminologi fai-da-te o “giuslavoristi”. Invitiamo tutti al silenzio, quando questo è d'oro!».
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