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Lucca

Colpi sparati da una distanza di 10 metri

Colpi sparati da una distanza di 10 metri

Gli esiti dell’autopsia: almeno tre o quattro hanno colpito gli organi vitali, letali quelli alla testa

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LUCCA. Sono una decina i colpi sparati dall’operaio andati a segno. E almeno tre-quattro hanno centrato organi vitali. Il povero Francesco Sodini, 52 anni, caporeparto alla Lucart è morto quasi all’istante, nel giro di un paio di minuti. È quanto emerge dall’esame autoptico effettuato dal medico legale Stefano Pierotti per conto della procura della Repubblica sul cadavere del dipendente della cartiera assassinato dal caldaista Massimo Donatini, 43 anni, di Camigliano che si trova in carcere con l’accusa di omicidio volontario premeditato. Cinque ore (dalle 11 alle 16 di ieri pomeriggio) per eseguire con grande cura il riscontro diagnostico cercando di capire traiettoria di sparo, distanza tra vittima e carnefice e fori d’entrata e d’uscita dei proiettili sparati con una pistola Glock 9x21, un’arma semiautomatica con 16 colpi nel caricatore.

Il dolore di una madre. Prima che l’anatomopatologo inizi a svolgere l’incarico, la madre del capocartiera trucidato ottiene di poter vedere per l’ultima volta quel figlio adorato. Composta nel suo dolore s’intrattiene per qualche minuto per poi uscire attorniata dai parenti che non la lasciano sola un minuto. Una scena straziante che non può lasciare indifferenti le persone che si trovano in quel momento nella sala mortuaria dell’obitorio.

Lesioni letali. L’omicida non ha sparato a bruciapelo, ma a una distanza di cinque-dieci metri. E quasi tutti i colpi sono andati a bersaglio. Segno che Donatini sapeva sparare. Al momento è praticamente impossibile stabilire se i primi proiettili che hanno attinto la vittima all’altezza del torace siano stati quelli letali oppure i due proiettili che hanno colpito Sodini alla testa, presumibilmente quando era già a terra, sono stati quelli che lo hanno ucciso. Di certo alcuni proiettili hanno provocato più fori nel corpo della vittima. Passando dal torace per arrivare a un braccio e fuoriuscire. Quasi tutte le ferite sono risultate transfosse e la pallottola è finita a una cinquantina di metri di distanza dal corpo. Oltre all’autopsia è stata eseguita una tac completa ed altri esami strumentali che consentono di individuare microframmenti intorno alla ferita in modo da capire meglio la traiettoria dello sparo. Serviranno tuttavia ulteriori accertamenti e saranno compiuti riscontri con le indagini balistiche della scientifica.

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