Il Tirreno

Lucca

L'OMICIDIO DI SAN FILIPPO

No ai domiciliari, il killer resta in carcere

di Luca Tronchetti
Un mazzo di fiori in piazza D'Acquisto dove è stato ucciso Francesco Sodini (Vip)
◗
Un mazzo di fiori in piazza D'Acquisto dove è stato ucciso Francesco Sodini (Vip)

Lucca: Donatini continua a ribadire la tesi del licenziamento. Inquirenti a caccia di elementi per verificare l’ipotesi del mobbing. Sabato 11 alle 15,30 i funerali di Sodini nella chiesa dell'Arancio 

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Quaranta minuti per ribadire il racconto già fornito ai carabinieri e al pubblico ministero poche ore dopo aver assassinato il suo caporeparto Francesco Sodini (il funerale sabato 11 alle 15,30 nella chiesa dell'Arancio). Una confessione coerente, precisa, dettagliata, omogenea. Senza cedimenti, crisi di pianto, pentimenti. Parole pronunciate con serenità disarmante come a liberarsi di un peso. Massimo Donatini, 43 anni, sposato, un figlio di tre anni e un altro in arrivo, il caldaista della Lucart diventato all’improvviso una spietato killer, conferma al giudice delle indagini preliminari Riccardo Nerucci quella che dal primo istante, da quando si è costituito, resta la sua verità: «ho ucciso perché mi avevano licenziato». E ripete al giudice con assoluta convinzione la ricostruzione del movente, frutto di quanto riferito da colleghi ed elaborato dalla sua mente: dalle telecamere installate nella zona caldaie per spiarlo, ai bulloni e cacciavite presi in azienda dopo aver chiesto il permesso al caporeparto e poi fatti passare per furti, sino all’utilizzo di Internet o la lettura di un articolo di giornale durante l’orario di lavoro presi a pretesto per buttarlo fuori dall’azienda che gli aveva dato il pane per 25 anni e che, prima di lui, era stata fonte di reddito del padre.

[[atex:gelocal:il-tirreno:lucca:cronaca:1.11197036:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/lucca/cronaca/2015/04/08/news/l-ossessione-delle-telecamere-nascoste-all-origine-del-delitto-1.11197036]]

E al centro di tutto i rapporti, a suo dire tesi, con il diretto superiore, il capofabbrica Francesco Sodini, quello che avrebbe dovuto proteggerlo e che invece lo aveva tradito volendolo denunciare ai superiori e fargli perdere il posto con la complicità di altri due addetti. Una realtà che esiste soltanto nella sua mente ossessionata dal tarlo della perdita del posto di lavoro. Infine quella lettera di licenziamento, che poi avrebbe scatenato la follia omicida. Una missiva che sostiene esistere e che gli sarebbe stata consegnata dai vertici aziendali il 7 aprile alle 14 nel momento in cui sarebbe rientrato a lavoro dopo le vacanze pasquali.

Nessun riscontro. Parole senza riscontri oggettivi. Pc e telefonini di vittima e carnefice sono stati scandagliati dai carabinieri, ma al momento senza esito. Non c’è traccia di documenti cartacei che comprovino il convincimento dell’omicida: nessuna lettera di licenziamento o provvedimento punitivo era al vaglio dell’azienda. Carabinieri del nucleo investigativo e gli agenti della Mobile continuano gli accertamenti chiesti dal magistrato che entro 72 ore conta di chiudere l’inchiesta. La magistratura vuol capire se, al di là degli scherzi presi sul serio dall’operaio, vi fossero in azienda forme di mobbing o pressioni indebite sul lavoratore capaci di portarlo all’esasperazione e a commettere quel gesto folle e criminale.

[[atex:gelocal:il-tirreno:lucca:cronaca:1.11201600:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/lucca/cronaca/2015/04/09/news/massimo-dal-delirio-al-delitto-1.11201600]]

In carcere sorvegliato. Al termine dell’udienza di convalida il gip Riccardo Nerucci applica la misura detentiva in carcere nei confronti dell’operaio di Camigliano - accusato di omicidio volontario premeditato e detenzione e porto illegale di arma da sparo - non convalidando il fermo di polizia giudiziaria emesso al momento in cui Donatini si era costituito alla caserma dei carabinieri di Cortile degli Svizzeri in quanto non sussisteva già in quel frangente il pericolo di fuga dell’indagato visto che si era consegnato all’autorità giudiziaria venti minuti dopo il delitto. Il suo legale, avvocato Ornella Da Tofori, ha chiesto la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari che il giudice, al momento, ha respinto. Probabile che venga ripresentata nel giro di una decina di giorni quando il pubblico ministero Antonio Mariotti avrà ultimato l’inchiesta e depositato tutte le carte e nominato un consulente tecnico, un medico psichiatra.

Al momento Massimo Donatini è sorvegliato dalla polizia penitenziaria nel carcere di San Giorgio. Non ha ancora realizzato quanto accaduto. E la preoccupazione degli inquirenti è proprio legata al momento in cui l’operaio si renderà conto della sua azione scellerata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa