Il Tirreno

Lucca

Nel quartiere prove di normalità

Nel quartiere prove di normalità

Ma il giorno dopo l’omicidio è ancora troppo grande il dolore per la tragedia

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LUCCA. L'asfalto in piazza Salvo D'Acquisto è rimasto macchiato dal sangue. Una chiazza che il lavaggio effettuato dai vigili del fuoco, dopo la rimozione della salma di Francesco "Ceccone" Sodini, non ha ancora portato via. Ci vorrà del tempo.

Ventiquattro ore dopo il delitto lo spiazzo, quasi completamente destinato a parcheggio fra via Don Lazzari e via Felino Sandei, dove Massimo Donatini ha ucciso il suo capo alla Lucart, ha ripreso l'aspetto di tutti i giorni.

Non ci sono più i nastri a delimitare la zona del crimine, i cartellini gialli piazzati sui punti dei reperti, gli operatori della polizia scientifica, il medico legale, gli agenti della questura e della polizia municipale impegnati a tenere lontano i curiosi. Non ci sono più cronisti, fotografim, cineoperatori.

Si cerca di tornare alla normalità, e non è facile dopo quello che è successo, in un quartiere che è soprattutto residenziale, palazzi e qualche attività artigianale e commerciale.

C’è chi passa veloce sul luogo del delitto, chi si ferma a commentare, chi alza lo sguardo verso il secondo piano del condominio di via Sandei dove abitava Sodini, con la moglie e i due figli. I congiunti sono stati protetti con sensibilità e rispetto, vivono un dolore troppo grande.

«Una famiglia perbene, così come lo era la vittima, sempre gentile e educato», raccontano alcuni immigrati del Marocco, vicini di casa dei Sodini. Ed è la stessa cosa che affermano un po’ tutti quelli che conoscevano “Ceccone” . La cui auto, la Lancia Phedra, è ancora parcheggiata in piazza, accanto al luogo dove è stato ucciso. (f.t.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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