Sicurezza
Operaio di una cartiera uccide il caporeparto a colpi di pistola e si consegna ai carabinieri
Lucca, omicidio alle 7 del mattino. La vittima è Francesco Sodini di 52 anni. A ucciderlo è stato Massimo Donatini, 43 anni: ha rubato la pistola al padre e prima del delitto è andato a provarla in un campo. Movente ancora dubbio: l'assassino ha spiegato che avrebbe avuto paura di essere licenziato
LUCCA. Un agguato in piena regola, a due passi dalle Mura. Un'esecuzione che poco prima delle 7 di martedì 7 aprile ha posto fine alla vita di Francesco Sodini, 52 anni freddato con 13 colpi di pistola da un collega di lavoro, Massimo Donatini, 43 anni, che si è costituito poco dopo. Il delitto è avvenuto in piazza Salvo D'Acquisto all'Arancio. Secondo la prima ricostruzione fra i due, che lavoravano allo stabilimento di Porcari della Lucart, ci sarebbero stati nei tempi scorsi dissidi sul posto di lavoro. In particolare, Sodini era il capo del reparto dove lavorava anche Donatini, quello delle caldaie. E proprio quella del posto di lavoro è la pista privilegiata dagli inquirenti, che nella mattinata di martedì sono anche andati nella sede della cartiera a Porcari per acquisire maggiori informazioni.
Secondo quanto emerso, infatti, Donatini avrebbe riferito di aver paura di essere licenziato proprio ad opera della vittima. Donatini, ai carabinieri, ha infatti detto che temeva di dover perdere il lavoro e di aver agito quindi per evitare questa eventualità. Gli inquirenti, però, vogliono vedeci chiaro su questo aspetto, perché ci sono troppi punti che non tornano. Entrambi, infatti, vengono descritti come dipendenti modello. E, inoltre, i rapporti fra i due sono definiti più che buoni. Anzi, Sodini teneva in gran conto le capacità del suo assassino, al punto di affidarsi a lui per i compiti più delicati.
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UN'ESECUZIONE A FREDDO
L'omicidio è stato compiuto utilizzando una pistola Glock 9x21, che tiene 16 colpi nel caricatore più uno in canna. L'arma è regolarmente denunciata e appartiene al padre di Donatini: secondo quanto l'uomo ha dichiarato ai carabinieri, l'avrebbe sottratta dall'armadio blindato dove era custodita insieme ad altri fucili da caccia nel pomeriggio di Pasquetta. Un piano, dunque, che sembrerebbe essere stato organizzato nei dettagli da Donatini, che abita a Camigliano con la famgilia. Che ha spiegato anche di essere andato a provare la pistola in un campo per verificarne il corretto funzionamento. E' poi partito da casa sua, a piedi, intorno alle 5.30 con la scusa di andare a correre.
Invece - ricostruiscono gli inquirenti - è arrivato in via Sandei, dove sapeva di trovare la sua vittima predestinata all'uscita di casa per andare al lavoro. L'omicida avrebbe aspettato il suo collega dietro una siepe in piazza D'Acquisto. Ignaro di tutto, Sodini è sceso dalla sua abitazione di via Felino Sandei, ha attraversato la strada per andar a prendere la propria vettura, una Lancia Phedra parcheggiata nella piazza e all'improvviso si è trovato davanti Donatini, pistola in pugno. Senza dire una parola, l'uomo ha scaricato i 13 colpi che aveva nel caricatore contro Sodini, non lasciandogli scampo. E per sei o sette volte avrebbe colpito il corpo già esanime a terra.
Il tutto è avvenuto, almeno nella parte conclusiva, davanti agli occhi della moglie di Sodini, Maria Pia Manfredini, affacciatasi alla finestra una volta sentite le urla e i gli spari. Secondo alcune testimonianze, la donna avrebbe gridato "Sta scappando, so chi è". Immediatamente è stata avvisata la centrale operativa del 118, che ha inviato sul posto una ambulanza, che non ha potuto far altro che constatare la morte di Sodini.
LE INDAGINI
Sul luogo sono anche piombate le auto della polizia (fra l'altro Sodini era fratello di un ispettore in servizio a Lucca) per i rilievi e per cercare di bloccare l'omicida. Che però, dopo essersi allontanato a piedi, dopo mezz'ora si è costituito al comando dei carabinieri di Cortile degli Svizzeri, dove è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria. Sull'omicidio indagano, in maniera congiunta, la polizia e i carabinieri.
Sulla scena dell'omicidio è intervenuta anche la polizia scientifica, insieme al medico legale Stefano Pierotti: a coordinare le indagini il pubblico ministero di turno Antonio Mariotti. Oltre alla moglie Maria Pia, Sodini lascia due figli: Damiano, 23 anni, e Riccardo, 19 anni, entrambi giocatori di pallacanestro. Il più grande gioca nella Libertas in serie D ed è viceallenatore dell'under 19 regionale del Centro minibasket Lucca, squadra in cui milita il fratello Riccardo.
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LA VOCE DELL'AZIENDA
Sulla tragedia interviene anche l'azienda, con una nota che - se possibile - rende ancora più enigmatico il gesto di Donatini: "Sconvolti ed increduli. Questi sono gli stati d’animo condivisi da tutto il personale del gruppo Lucart e dalla proprietà per il tragico evento di questa mattina, che ha provocato la scomparsa di un collaboratore stimatissimo da tutti. Francesco Sodini era in azienda da 30 anni, nei quali si era sempre distinto per dedizione, competenza, correttezza e serietà". Massimo Pasquini, amministratore delegato del Gruppo Lucart prosegue: "Siamo tutti sconvolti per l’assurdità di quello che è accaduto ed increduli per le persone che ne sono state coinvolte. Mai, in nessun modo, erano emersi in azienda elementi che potessero far presumere un’esplosione di violenza da parte di un operaio modello, anche lui nostro collaboratore da oltre 25 anni. Nessuna ipotesi di riduzione di personale lo aveva visto coinvolto né lo avrebbe coinvolto in futuro. Ci stringiamo alla famiglia di Francesco alla quale manifestiamo il nostro cordoglio ed il nostro affetto più sincero in questo momento di grande dolore. Un pensiero di umana vicinanza e comprensione va anche ai familiari di Massimo Donatini, il nostro dipendente che si è costituito”.
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