Il Tirreno

Lucca

Dall’utilizzo dei caminetti le emissioni più dannose

di Alessandro Petrini

L’Arpat sollecita una politica che porti alla graduale sostituzione di questi sistemi di riscaldamento. Pesa anche la situazione orografica e meteorologica

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LUCCA. Per ridurre la presenza di Pm10 nell’aria è più efficace un’ordinanza che vieta l’uso dei caminetti e di bruciare le stoppie rispetto a una giornata di targhe alterne rispetto a qualsiasi altro provvedimento sul traffico.

Lo dicono i dati presentati da Bianca Patrizia Andreini, dell’Arpat di Lucca, che fanno capire chiaramente come la principale causa di inquinamento in Lucchesia sia l’utilizzo di caminetti e stufe tradizionali, sistemi semplicissimi che si usano da secoli in ogni abitazione e che sono profondamen te radicati nella cultura e nel modo di vivere, in particolare nelle zone rurali come quelle della Piana.

Nei giorni di sforamento infatti il 47% delle Pm10 deriva dalla combustione delle biomasse, con un fortissima incidenza dell’agricoltura e del riscaldamento domestico, mentre l’inquinamento per cause industriali per quanto riguarda il particolato ha un’incidenza tutto sommato residuale.

I dati dell’Arpat mostrano come in Toscana il 70% delle Pm10 sia prodotto dal riscaldamento domestico e come questa percentuale in provincia di Lucca salga addirittura al 77%. E’ necessaria quindi una rivoluzione culturale che faccia capire come un caminetto acceso danneggi la qualità dell’aria molto più del passaggio di un tir.

Sempre guardando ai dati, si vede che nella Piana solamente il 22% dei consumi energetici è riferibile ai combustibili vegetali e di questi il 52% sono caminetti.

In pratica solamente nel 13% delle abitazioni si accende il fuoco per riscaldarsi, ma quella piccola percentuale è sufficiente per abbassare la qualità dell’aria e renderla potenzialmente nociva per gli anziani, per chi ha problemi respiratori e per tutte le persone più deboli.

I numeri infatti sono sbalorditivi: bruciando un chilo di legna si produce la stessa quantità di Pm10 che danno 5.700 km con un’auto a benzina euro 0 o 11.500 km con un’auto a benzina euro 4.

O ancora di 1.750 metri cubi di metano, che è molto più efficace anche per quanto riguarda la produzione di calore (4.400 kcal contro 15.000.000 kcal).

Un restante 15% delle polveri sottili è invece prodotto dalle aziende che si occupano di cemento e calcestruzzo, mentre altre sostanze volatili sono la conseguenza di uso di solventi nell’industria.

La combustione di stoppie e residue agricoli contribuirebbe solamente per l’1% alla produzione di particolato ma è invece la principale fonte di diossine e furani, potenzialmente dannosi per l’uomo.

Tra le misure individuate per contrastare questa forma d’inquinamento c’è la sostituzione progressiva degli impianti di riscaldamento datati con quelli tecnologicamente più avanzati.

Inoltre l’applicazione agli impianti dei sistemi di separazione che facciano da filtro bloccando la dispersione nell’aria delle polveri.

Non aiuta certo, come ha spiegato con una battuta il responsabile dell’Arpat, Gaetano Licitra, vivere in una zona orograficamente e meteorologicamente “sfigata” come la Piana di Lucca, una conca circondata da monti che impediscono l’arrivo dei venti.

E sono questi, come ha specificato il tecnico della Regione Roberto Scodellini, a cacciare lo smog, non certo l’acqqua, come dimostrano i rilevamen ti quotidiani che confermano come le polveri sottili diminuiscano considerevolmente solo in presenza di forte ventilazione, mentre le piogge servono poco o nulla perché le polveri sottili passano tra una goccia e l’altra.

Licitra ha anche fatto presente la necessità di ulteriori approfondimenti per capire bene i motivi per cui a Lucca e nella Piana il trend è diverso dal resto della Toscana: altrove la qualità dell’aria migliora progressivamente, da noi peggiora. Aiuteranno a chiarire le cause i rilievi mirati che l’Arpat fa anche con il suo laboratorio mobile.

«Bisogna conoscere per deliberare – ha detto il responsabile dell’Arpat – occorre una strumentazione affidabile, accanto a controlli puntuali e poi ad una informazione capillare che deve essere alla base di una crescita culturale collettiva».

Meno preoccupanti, per Licitra, le emissioni degli impianti a biomasse, a patto che ci sia una corretta gestione e alimentazione. Dove questi impianti non sono partiti è perché i collaudi non sono stati superati.

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