Finanza
“Negozi aperti”: l’input di Pasqua agli operatori
Barsotti: una città vivace è un enorme biglietto da visita Stefani: ristoranti al lavoro, ma con i prezzi abbassati
LUCCA. Le buone aspettative ci sono per vedere un centro storico vivo e vivace nei giorni di Pasqua e Pasquetta. Nonostante che gli umori, alla vigilia, siano contrastanti e che la grande distribuzione, a livello regionale, abbia decretato lo sciopero. Un’occasione ghiotta per il centro storico di redimersi da una serie di figuracce collezionate in tanti ponti del passato, non ultimo quello di Natale e Santo Stefano del 2014 quando a dispetto della moltitudine di visitatori il centro si mostrò pressoché chiuso per festività.
Simona Barsotti, presidente del consorzio Città di Lucca di Confcommercio, ci punta molto. «Le aspettative di vedere i negozi aperti sono buone - spiega -, visto che alberghi e ristoranti stanno registrando numeri importanti. Le aperture sarebbero fondamentali per vedere la città più viva e accogliente. Purtroppo ci scontriamo con il problema del personale, i costi che comporta. Il nostro negozio sarà aperto - afferma - cercherò di farmi affiancare da personale magari in orario ridotto. Dobbiamo pensare che la città sta cambiando. Stare aperti ad esempio a Pasquetta equivale a un grandissimo biglietto da visita per la città. Sono fiduciosa: in giro si avverte l’intenzione di aprire». E poi, sottolinea, i visitatori possono approfittare dei parcheggi gratuiti dalle 18,30».
«I ristoranti? Aperti al 99%». È più che fiducioso sulle aperture dei pubblici esercizi Benedetto Stefani, presidente di Fipe Confcommercio. Molti ristoranti, sottolinea, «per Pasqua sono già al completo con le prenotazioni, nel centro e fuori. Del resto è fuori dalle Mura che si concentra il 70% degli esercizi. Molti hanno ridimensionato i prezzi: credo che stando alle previsioni, il 99% sarà aperto nelle due festività. A Pasqua gli esercizi saranno aperti anche perché è l’inizio della nuova stagione». Stefani, in particolare, si preoccupa delle strategie per rilanciare il turismo a Lucca dopo il calo di affluenze del 2014. «Con la crisi attraversata - riflette - oggi siamo all’anno zero, la gente è molto accorta nello spendere e quando sceglie lo fa in base a qualità e cortesia che trova. Qualità anche nel senso di accoglienza. Trovo sbagliato che l’amministrazione continui a spendere soldi per sostenere famiglie nomadi piuttosto che investirli sul turismo. E non capisco perché non si possa eliminare radicalmente l’accattonaggio. Sono elementi che determinano la qualità di una città. L’amministrazione deve eliminare gli sprechi e concentrare le risorse che ne derivano sul turismo. E i Comuni - sottolinea - devono mettersi insieme, ricostituire un’agenzia di turismo intercomunale che faccia riferimento alla Camera di Commercio. Ovviamente a costo zero: niente poltrone, gente che si impegni senza compenso». Si ricollega poi ai ristoranti chiusi in centro lo scorso Natale. «Il problema - spiega - è il costo esoso del suolo pubblico. In bassa stagione non può costare quanto in estate. Se d’inverno la tariffa venisse abbassata i ristoranti del centro sarebbero aperti, avrebbero meno costi di gestione».
«Il problema è sempre la promozione». Anche secondo Valentina Cesaretti, direttore di Confesercenti, i presupposti ci sono perché negozi e pubblici esercizi del centro siano aperti nei giorni di Pasqua. «Mi pare che le strutture abbiano lavoro - dice -. Il problema però è che sono costrette a farsi promozione da sole, la città nel suo complesso su questo fronte è in piena impasse. E l’amministrazione cosa fa? Si potrebbe utilizzare almeno una parte delle entrate da tassa di soggiorno per la promozione?».
«A casa con la famiglia, non si discute». Chiaro e netto il punto di vista del segretario della Filcams Cgil Umberto Marchi. «Siamo contro le aperture a Pasqua e Pasquetta - afferma -. Stiamo distribuendo nei supermercati di zona le informazioni sullo sciopero proclamato a livello regionale. Nei giorni di festa è giusto che la famiglia si riunisca. I supermercati hanno detto che staranno aperti, ma le adesioni, prima della dichiarazione di sciopero, erano pochissime. Ora è probabile che anche chi ha dato la disponibilità a lavorare torni indietro».
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