Italia
Il “trovatutto” dei grandi registi col cuore a sinistra
LUCCA. C’è una foto che racchiude gran parte dell’anima di Andrea Buchetti, l’uomo di 55 anni morto ieri nell’incidente all’agraria Coturri a Santa Maria a Colle: raffigura proprio Buchetti che si...
LUCCA. C’è una foto che racchiude gran parte dell’anima di Andrea Buchetti, l’uomo di 55 anni morto ieri nell’incidente all’agraria Coturri a Santa Maria a Colle: raffigura proprio Buchetti che si affaccia da una finestra del suo appartamento in piazza San Martino dove viveva con la compagna e saluta con il pugno chiuso. Passione politica, dunque, mai nascosta come mai nascosta è stata la sua scelta di campo. Ma la passione può avere tante facce, tanti volti: e per Andrea ne ha assunto uno che trovava vita sul grande schermo. Il nome di Buchetti, infatti, compare nei “credits” di molti film come “attrezzista di scena”: un ruolo oscuro quanto importante in quella macchina complessa e delicata che è la produzione cinematografica. L’attrezzista, infatti, è colui che si occupa di procurare tutti gli oggetti che vediamo su un set cinematografico. Ma fa qualcosa di più: se, infatti, l’oggetto non riesce a procurarselo, lo fabbrica. È quindi una sorta di artigiano di alto livello e molto specializzato.
Andrea faceva questo da vent’anni e nel suo lavoro era bravo, molto bravo. A testimoniarlo c’è la lunga lista di grandi nomi con i quali ha lavorato. L’ultimo lavoro, ad esempio, è stato con il grande Peter Greenaway nel suo “Dances of death”. Ma nel suo curriculum può vantare collaborazioni con Cristian De Sica per “Tre” (nel 1995), Jane Campion per “Ritratto di signora” (il film fu girato in parte a Lucca sempre nel 1995), Francesco Laudadio per la serie “Il Mastino” con Eros Pagni, Paolo Virzì per una serie di spot televisivi e “La prima cosa bella”, Gabriele Salvatores per “Quo vadis, baby?” (2004), Carlo Mazzacurati per “La passione” (2009)e il grande Bernardo Bertolucci, nel 2000, in veste di produttore per “The triumph of love”.
La notizia della morte di Buchetti, che viene da una famiglia di commercianti di articoli sportivi conosciutissima a Lucca, si è sparsa molto velocemente. Commosso il regista Emiliano Galigani: «Nel suo lavoro era uno dei migliori. L’avevo conosciuto lavorando con Bertolucci e avrebbe dovuto collaborare con noi per “The Imago”, ma poi non se ne è fatto di niente. Per il cinema è una grave perdita».
Luca Cinotti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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