Sicurezza
Imam espulso, la moglie: «Spero nel ricorso contro l’espulsione»
Lucca: l'uomo è sospettato di estremismo. La donna: «Mio marito non è un terrorista. Ora devo tutelare i miei bambini»
CAMIGLIANO. È chiusa dentro la sua abitazione al primo piano di una villetta di via dello Stradone a Camigliano. Ferma nel suo rifiuto di aprire a cronisti e fotografi che le chiedono notizie sul marito espulso con provvedimento immediato firmato dal ministro dell’Interno in quanto ritenuto soggetto pericoloso per la sua attività di propaganda anti occidentale e filo-jihad. Salma Gorgoni, 29 anni, originaria di Pisa è in attesa del quarto figlio. Suo marito Abdel Mounime Haida, 33 anni, uno degli imam del centro di preghiera di Capannori, è stato espulso dall’Italia e non è dato sapere se potrà rientrare o meno nel nostro Paese. «Non voglio essere scortese, ma ho tre figli in tenera età da tutelare. Di concerto con il mio legale, ho deciso di non rilasciare più dichiarazioni sino a quando la situazione non verrà chiarita».
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Fuori dalla porta d’ingresso con un vetro che separa dalla giovane donna proviamo ad insistere: «Posso dire soltanto una cosa: mio marito non è un terrorista e non ha mai incitato all’odio verso l’Occidente. È stato scelto come imam nel centro islamico di Capannori perché conosce bene il Corano. Ma i suoi scritti non incitano all’odio o alla guerra santa. Lui è un pacifista, la corretta interpretazione del Corano è contraria alla violenza. Sono sconvolta da quanto è accaduto.».
«L’avvocato mi ha detto di non parlare più con nessuno, di attendere con fiducia il ricorso che verrà fatto al Tar del Lazio contro questa espulsione che ritengo profondamente ingiusta. Io mi sono convertita all’Islam quattro anni fa e seguo da vicino quello che fa mio marito anche in ambito religioso. Tuttavia siamo cittadini italiani, i nostri figli sono nati in Italia e vogliamo rispettare le leggi italiane. Posso soltanto dire che l’avvocato sta già preparando il ricorso contro la decisione del Viminale nella speranza che tutto venga chiarito in fretta e lui possa tornare a riabbracciare i suoi figli che sono turbati dalla sua assenza. Se avrò qualcosa da dire, se il mio avvocato avrà delle novità importanti in un senso o nell’altro ci faremo vivi con gli organi di informazione.
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La donna prosegue. «Al momento non mi resta che sperare e pregare. I poliziotti, che sono stati molto gentili al momento dell’ingresso in casa poco dopo l’alba, non hanno trovato nulla di interessante. Né armi, né scritti inneggianti alla jihad o a gruppi del terrorismo islamico e non navighiamo sulla rete in cerca di chissà quale contatto con Al Queda. Temo che Abdel sia vittima del clima di sospetti e veleni frutto dei tempi in cui viviamo e di un Islam jihadista che sta insanguinando il mondo. Lui però è un uomo buono, pacificio e tranquillo. Domandate a quelli che lo conoscono. È uno che lavora, senza lamentarsi, anche di notte per il bene della famiglia. Lui e il terrorismo sono agli antipodi».
Nelle abitazioni vicine a quella della famiglia Haida la gente preferisce non commentare. Alcuni sostengono di non conoscere affatto Salma e Abdel, anche se abitano a dieci metri da loro. «È gente taciturna, ma non sono cattivi e quando li incontri sono i primi a salutare» dice un’anziana di via dello Stradone.
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