Il Tirreno

Lucca

Un’altra condanna per l’ex presidente della Lucchese

di Luca Tronchetti
Un’altra condanna per l’ex presidente della Lucchese

Due anni e mezzo a Fouzi Hadj per corruzione internazionale che si aggiungono ai 12 per le accuse di bancarotta fraudolenta

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LUCCA. E sono tre. Tre condanne per altrettanti procedimenti penali - due a Genova e uno a Lucca - che fanno in totale 14 anni e sei mesi di reclusione. Si dirà, è il primo grado di giudizio. Vero. Ma Fouzi Ahmad Hadj, 58 anni, da tempo non si trova più nel suolo italico e tantomeno nella sua ex residenza a Pieve Ligure. Dai procedimenti penali aperti nei suoi confronti pare che l’uomo d’affari siro-armeno - capace d’incantare un’intera città provocando il primo dissesto economico nella storia dell’As Lucchese Libertas 1905 - si trovi in Ucraina, paese natale della moglie Alisa Pilipenko.

La nuova condanna. Dopo le condanne - entrambe a sei anni di reclusione - per bancarotta fraudolenta della Katek Italia srl, la ditta specializzata in import export di materiali per la siderurgia al tribunale di Genova e quella per il crac della Lucchese ieri mattina al tribunale di Genova il faccendiere è stato condannato due anni e mezzo di reclusione per bancarotta fraudolenta e corruzione internazionale. Alisa Pilipenko è invece stata condannata a otto anni di carcere per lo stesso reato. Per Hadj, il giudice di Genova ha anche disposto la confisca di oltre 248 mila euro.Stando all'accusa, sostenuta dal pm Paola Calleri, Hadj avrebbe orchestrato un sistema di scatole cinesi per portare all'estero milioni di euro ottenuti illecitamente e per l’accusa frutto di corruzione. Due anni fa, nell'ambito dello stesso processo, avevano patteggiato una condanna a due anni Damiano Sterle, avvocato ed ex consulente legale della Lucchese calcio e Massimo Kutufà, ex alto funzionario di Unicredit e già condannato a due anni anche per il crac della squadra di calcio della Lucchese dove aveva ricoperto diversi incarichi. Aveva patteggiato infine tre anni Marco Marchiori, uno degli aspiranti eredi alla proprietà dei bagni Lido.

Risarcimento alle parti civili. L’ex presidente della Lucchese dal 2005 al 2008 durante il processo per il crac del club calcistico cittadino aveva promesso, tramite il suo legale, di versare 90mila euro alla curatela per alleggerire la sua posizione. Ma alle parole non erano seguiti i fatti. E in scena era andato l’ennesimo bluff. Di soldi neanche l’ombra. Non solo. I creditori privilegiati - ex dipendenti in primis - attendono ormai da 7 anni di sapere quanto spetterà loro dalla massa dei crediti che il curatore fallimentare è riuscito ad ottenere. Perché ad oggi la procedura non è chiusa. Ma il mancato risarcimento alle parti civili in sede penale è l’ultima di una serie di bugie o menzogne, a seconda dei punti di vista, dell’ex presidente della Lucchese. La più incredibile che neanche la fantasia di un genio della cinematografia come Alfred Hitchcock sarebbe riuscito ad immaginare? Nel marzo del 2010 si finse caldaista per sfuggire ai finanzieri che bussavano alla porta del suo lussuoso appartamento per notificargli un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Ma i militari, nonostante si fosse fatto crescere la barba, lo riconobbero e il provvedimento fu trasformato da domiciliari a carcerazione preventiva per il pericolo di fuga. Venti giorni trascorsi nel penitenziario di Marassi.

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