Il Tirreno

Lucca

Bufera sulla settimana corta a scuola

di Nadia Davini
Bufera sulla settimana corta a scuola

Lucca, la Provincia studia l’ipotesi per risparmiare, i presidi delle superiori sono contrari. E al Vallisneri si “sondano” le famiglie

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LUCCA. Settimana corta nelle scuole superiori per scelta? No, per crisi. La proposta, che in alcune province toscane è già diventata realtà, è arrivata anche a Lucca e nasce da due questioni, strettamente collegate tra loro. Da una parte il taglio ai servizi, che le province saranno loro malgrado costrette ad operare perché con i fondi attualmente previsti non riescono a garantire gli standard di prima e quindi, dall'altra, la necessità sempre più impellente di risparmiare le spese di luce e riscaldamento almeno per un giorno, anticipando così la fine della settimana scolastica al venerdì. Un'idea che, per la verità, al momento non trova indicazioni precise, ma solo incontri conoscitivi per capire lo stato dell'arte e la posizione di presidi, docenti, studenti e genitori. Posizione che, almeno nel caso dei dirigenti, finora è di contrarietà.

Ma la situazione è in “movimento”. Come al liceo scientifico “A. Vallisneri”, dove la dirigente scolastica, Monica Ceccherelli, ha avviato una sorta di sondaggio, rivolto soprattutto ai ragazzi e alle loro famiglie, per raccogliere posizioni, bisogni e necessità di chi frequenta la scuola ogni giorno. Perché a quanto pare non c'è niente di didattico, pedagogico o formativo nell'idea di prolungare il week-end anche al sabato, ma la conseguenza più spicciola delle politiche di austerity. Che entrano direttamente in aula (e questo non è il primo caso, se si pensa alle difficoltà che gli istituti e gli enti cittadini hanno da tempo nel reperire i fondi per la manutenzione, per la carta igienica e i toner, per l'ordinaria amministrazione) con non pochi sconvolgimenti.

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«È bene chiarire come prima cosa – ha spiegato l'assessore provinciale alla pubblica istruzione, Mario Regoli – che da parte della Provincia non c'è alcuna indicazione precisa in merito, a differenza di altre città dove invece l'operatività di questa proposta è stata immediata. Da noi non è così, stiamo valutando tutte le strade per risparmiare senza però aver già individuato quella definitiva. La scorsa estate abbiamo avuto un incontro con i presidi di tutte le scuole superiori per parlare anche della settimana corta, unicamente come possibilità da valutare e studiare. In quella occasione la risposta dei dirigenti fu negativa, in alcune scuole addirittura avevano già discusso dell'argomento nel collegio dei docenti e la posizione emersa era contraria. Non siamo andati avanti rispetto a quel momento - dice Regoli -, anche perché vogliamo capire il quadro fino in fondo con dati alla mano, tenendo sempre ben presente l'aspetto della didattica».

Sono tante, infatti, le valutazioni da fare. Come quelle sulle variazioni al trasporto pubblico (in parte “tarato” proprio sugli orari scolastici), che potrebbero comportare spese maggiori per gli enti.

È proprio il versante formativo che preoccupa Alessandro Bianchi, genitore del “Vallisneri”. «La scuola sta cercando, attraverso i rispettivi rappresentanti, di raccogliere l'opinione di studenti e genitori sull'eventuale adozione della settimana corta. Dalle scarse informazioni, però, sembra che l'unica conseguenza della settimana corta sia avere il sabato libero: e di fronte a questa prospettiva appare del tutto prevedibile quale sarà la scelta di studenti e genitori. Ma ciò che vorrei che venisse detto apertamente dalla scuola – anche per rendere ben consapevoli studenti e genitori di fronte alla scelta che stanno per prendere – è che, come appare o dovrebbe apparire evidente a un semplice calcolo, qualora venisse adottata la settimana corta, le 4 o 5 ore del sabato andrebbero spalmate sul resto della settimana. Le conseguenze sono facilmente prevedibili: ogni mattina le attuali e già pesanti 5 ore di lezione aumenterebbero a 6 (e in qualche caso a 7); gli studenti uscirebbero alle 14 (e in qualche caso alle 15), accorciando così il pomeriggio per tutti e in particolare per gli studenti pendolari; in un pomeriggio così accorciato, per di più, gli studenti – dato l'aumento delle lezioni quotidiane – avrebbero un carico di compiti maggiore. E in considerazione di questo, apparirà chiaro anche che gli studenti, se pure guadagneranno la mattina del sabato, perderanno o ridurranno sensibilmente la possibilità di svolgere attività extrascolastiche (sport, musica ecc.) in tutto il resto della settimana».

Più ore durante la settimana, che vanno ad aggiungersi a un orario molto spesso già denso di impegni, più difficoltà per gli studenti che non vivono vicino alla città e che si spostano con autobus e treni, revisione complessiva delle attività extrascolastiche: pensieri e dubbi a cui non si sottrae la dirigente scolastica del “Vallisneri”, Monica Ceccherelli. «Le ore del sabato andrebbero necessariamente ridistribuite sugli altri giorni della settimana – chiarisce –. Uno stravolgimento importante dunque, che riguarda tutti. Ecco perché ho voluto che anche gli studenti e i genitori si esprimessero in merito. Sono già passata dal collegio dei docenti e ho raccolto una posizione contraria alla settimana corta per motivi essenzialmente legati alla didattica. Si tratta dunque di un sondaggio fatto per capire e per avere più elementi a disposizione».

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