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IL CASO

Paga a peso d’oro pappagalli e conigli

Luca Tronchetti
Paga a peso d’oro pappagalli e conigli

Lucca: casalinga raggirata dal titolare di un’agraria accusato di aver cercato di spillarle oltre 120mila euro

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LUCCA. Pappagalli e coniglietti pagati a peso d’oro e nutriti con i migliori mangimi e le vitamine più costose. Una casalinga di 50 anni residente nel Capannorese con una passione viscerale per gli animali da compagnia ha rischiato di finire sul lastrico e mandare in crisi il suo rapporto matrimoniale a causa di un commerciante - sotto processo per truffa aggravata di fronte al giudice Fantechi - che approfittando del suo animo gentile e della fiducia che aveva carpito le avrebbe spillato prima 50mila euro arrivando poi a farsi consegnare un ulteriore assegno dell’importo di 74mila 400 euro a copertura della cifra ancora da pagare promettendole di non rivelare le ingenti spese sostenute al marito all’oscuro di tutto. Una storia incredibile che risale al 2013 e che il magistrato si è fatto raccontare tre volte dalla parte lesa tanto ha destato stupore ed incredulità. Alla fine si è convinto che il venditore di animali era da processare per il raggiro commesso nei confronti dell’ingenua donna di campagna.

Il rapporto fiduciario. Moglie di un commerciante della Piana la cinquantenne casalinga sentendosi sola ha deciso di acquistare una serie di pappagalli e animali da compagnia. È andata nel più vicino negozio di animali e si è fatta consigliare senza conoscere i prezzi delle bestiole, delle gabbie, del mangime. Per l’accusa il negoziante capito con chi aveva a che fare ha iniziato a consigliarle una serie di pappagalli. Undici per l’esattezza anche se uno le è volato via dalla gabbia. «Sono animali che hanno bisogno di essere nutriti e curati perché un raffreddore può essere fatale» il refrain del commerciante con la signora che si lascia consigliare senza chiedere spiegazioni sui costi.

Il blocco notes. Conoscendo le possibilità economiche del coniuge della casalinga, proprietario di un’agraria, l’esercente non ha mai rivelato alla cliente i costi degli animali. Si limitava a scrivere tutto in un blocchetto notes. «Non si preoccupi, il conto lo tengo io» la frase che per l’accusa era diventata una sorta di mantra con la donna che non aveva mai verificato un prezzo.

Conto salato. Passano alcuni mesi e arriva il conto: 50mila euro per 11 pappagalli, 3 coniglietti, 5 gabbie, mangimi e vitamine dal costo stratosferico di 3mila euro l’etto. La casalinga si spaventa e trova i soldi dalla cassaforte di casa. Ma il denaro non è sufficiente a coprire i costi. E il negoziante sostiene che occorrono ancora 74mila euro. La donna non può procurarsi tutti quei soldi e, stando all’accusa, il commerciante le fa firmare un assegno da 74mila euro minacciandola, di fronte a un rifiuto, di raccontare tutto al coniuge.Disperata si rivolge al suo legale e ai carabinieri che sequestrano al negoziante l’assegno e parte della documentazione.

 

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