Finanza
Il Comune passa ai privati le case di riposo
Lucca, costa 8 milioni l’anno gestire Pia Casa, Monte S. Quirico e Villa S. Maria: la concessione porterà un risparmio
LUCCA. Dopo tre anni di proroghe ininterrotte del contratto di appalto (con la cooperativa sociale Kcs Caregiver di Bergamo) per la gestione delle tre case di riposo del Comune, il consiglio comunale dà il via libera alla definitiva esternalizzazione del servizio. Non più appalto ma concessione, in base all’articolo 30 del codice degli appalti: questa la formula scelta, grazie alla quale l’amministrazione potrà contare su un risparmio della spesa destinata al sostentamento delle tre Rsa (residenze sanitarie assistite) di sua proprietà, ovvero Pia Casa, Monte San Quirico e Villa Santa Maria. In particolare per quest’ultima la concessione prevederà anche la messa a norma della struttura.
La rivoluzione era in ballo dal 2012, quando l’appalto è scaduto la prima volta. «Una situazione che abbiamo ereditato - spiega Ilaria Vietina, vicesindaco con delega al sociale -. Lo strumento della concessione a Lucca non è conosciuto, ma diffuso in molti comuni vicini, in Toscana e nel resto d’Italia. Anche attraverso la concessione l’amministrazione manterrà la piena titolarità e responsabilità delle strutture. Il controllo sarà la parte essenziale del bando a cui stiamo lavorando da mesi. Il fatto è che allo stato attuale la spesa per le Rsa coinvolge più della metà delle risorse a disposizione per i servizi sociali».
La spesa è di circa 8 milioni annui nel complesso, nei quali rientrano le quote sanitarie versate dall’Asl 2 per ciascuno dei circa 230 ospiti delle Rsa. Alla quota dell’Asl si aggiunge il resto della retta, versata dal Comune e dall’ospite secondo percentuali legate alla situazione economica di quest’ultimo. Secondo i piani, i bandi per le concessioni delle singole strutture (è ipotizzabile che siano uguali per Pia Casa e Monte San Quirico, a sé quello per Villa Santa Maria) dovrebbero essere pronti a maggio 2015 (lo anticipa Ilaria Vietina), ma le procedure di espletamento della gara, di selezione dei partecipanti e il relativo affidamento porteranno via mesi. Quindi, visto che l’attuale proroga alla Kcs scade il 31 marzo, l’appalto in essere verrà ancora prolungato.
Queste le informazioni che ad oggi si possono considerare certe sul al futuro delle Rsa comunali. Altre questioni, tutto fuorché irrilevanti, restano da definire. La prima riguarda la garanzia del numero di assistiti nelle tre case di riposo. «Cercheremo di mantenere la stessa quantità numerica, di salvare l’impostazione di servizio», è quanto riesce a dire al momento il vicesindaco. Meno sicura è la garanzia degli standard qualitativi. A domanda precisa, Ilaria Vietina risponde che «dovremo muoverci con particolare attenzione nell’ottica della sostenibilità delle strutture. Dobbiamo creare un sistema che possiamo mantenere nel tempo, altrimenti potrebbe collassare. Stiamo cercando un equilibrio attraverso un confronto con gli operatori e i loro sindacati. La verifica della corretta gestione delle Rsa e dell’equità sociale della popolazione interessata sarà parte dell’equilibrio». E poi la quantificazione del risparmio derivante dall’intera operazione. «Attualmente il risparmio non è quantificabile - spiega Ilaria Vietina -: il calcolo farà parte del capitolato del bando. Ma si può dire che l’affidamento della gestione in concessione esonererà il Comune da costi per manutenzione delle strutture e utenze. Il gestore verserà all’amministrazione una quota per ogni soggetto da assistere: l’operazione che stiamo conducendo prevede la modifica del sistema sociosanitario: infatti stiamo lavorando a più tavoli».
Ma una parte dei consiglieri comunali è scettica. Soprattutto partendo dall’articolo 30 del codice degli appalti, che recita «nella concessione di servizi la controprestazione a favore del concessionario consiste unicamente nel diritto di gestire funzionalmente e di sfruttare economicamente il servizio». Ci si domanda se sia possibile dare garanzie all’utenza partendo dal presupposto che il concessionario potrà «sfruttare economicamente il servizio».
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