Il Tirreno

Lucca

Da Sichi, Piantini e Maineri arriva l’addio a Sel

di Barbara Antoni
Da Sichi, Piantini e Maineri arriva l’addio a Sel

I tre amministratori non seguono la linea del partito che si schiera all’opposizione nei confronti delle giunte

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LUCCA. Non si è riconosciuto «nell’automatismo freddo» usato dal direttivo provinciale di Sel imponendo ai suoi iscritti impegnati nelle pubbliche amministrazioni locali di uscirne. Così l’assessore Antonio Sichi, deleghe al patrimonio e alla casa, ha deciso di uscire da Sel. «La tessera non l’avevo più già nel 2013, anche se nel 2014 ho versato la mia quota al partito», spiega. Un addio irreversibile, nel giorno in cui sale a tre il numero di militanti attivi sulla scena amministrativa che abbandonano le fila di Sel. Dopo Sichi, la consigliera comunale Beatrice Piantini e l’assessore provinciale Federica Maineri.

L’indicazione arrivata dal direttivo provinciale di Sel, sostiene Sichi, «è stata solo una presa d’atto alla vigilia delle elezioni regionali, all’indomani dell’assemblea di Buongiorno Toscana a Livorno. Si è pensato che distaccandosi dalle amministrazioni di centrosinistra si potrà raggiungere un maggiore elettorato. Non ho compreso sinceramente come un input del genere dovesse andare a intaccare persone che, come me, non hanno avuto alcuna frizione con il gruppo nel quale lavorano. Tutto il contrario invece a Lucca».

Del resto, già da tempo Sichi racconta di essersi sentito abbandonato dal suo partito. «Non mi sono sentito così appoggiato in questi tre anni - racconta -. Mi sono sentito solo, mai che il mio partito mi abbia riconosciuto di applicare un’idea di sinistra nell’ambito dell’amministrazione. Cercare di dare una casa a tutti coloro che ne hanno i requisiti coniugando però diritti e doveri, l’obiettivo che sto perseguendo nel mio mandato, è un’idea di sinistra che toglie respiro al razzismo. Nessuno di Sel lo ha riconosciuto, eppure vi ho aderito dopo Rifondazione, convinto che fosse il canale per portare un’identità di sinistra nei governi locali. Invece Sel si pone con modalità radicali, senza capire che la radicalizzazione è perdente».

Sichi è convinto invece a proseguire nel suo ruolo amministrativo. Ha ancora molti obiettivi da raggiungere. Uno è il sogno di «fissare un reddito minimo da elargire alle famiglie in difficoltà. Non è giusto aiutare sempre i soliti. Ci sono tante persone, famiglie, che oggi hanno bisogno di sostegno ma che vogliono impegnarsi a migliorare, a tornare quello che erano, a ritrovare un lavoro e una casa. Anche chi si trova da anni in una condizione di questo tipo deve sapersi attivare. Mi sembra un grande cambiamento: dall’assistenzialismo tipico di una vecchia sinistra a un nuovo modo di concepire il sostegno».

Politicamente invece Sichi si sente «un desaparecido della sinistra. Mi piacerebbe oggi riconoscermi in un progetto serie che a livello nazionale occupasse la prateria che sta alla sinistra del Pd. Un progetto di governo basato sul lavoro». Potrebbe essere un’opportunità il partito-movimento a cui sta lavorando il leader della Fiom Maurizio Landini? «Vediamo - risponde l’assessore Sichi -: l’importante è non fare cartelli di mini formazioni politiche per far eleggere qualcuno. Io sto alla finestra, sono un uomo di sinistra di governo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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