Attenzione
Quel banco contestato
San Michele, il caso adesso arriva agli uffici della Soprintendenza
LUCCA. Nuovo capitolo della battaglia intorno al banchetto ambulante di piazza San Michele. Dopo lo stop del Tar al provvedimento del Comune che imponeva lo spostamento dietro al Coro della chiesa, come stabilito nel regolamento del suolo pubblico, e dopo il ricorso presentato dalla pizzeria Pellegrini che ha vista accolta anche la richiesta di stop al provvedimento di revoca del suolo pubblico davanti al locale ora si muove anche La Tana del Boia, da cui era partita mesi fa la richiesta di poter usufruire di suolo pubblico, di fatto finora impedita dalla presenza dello stand ambulante.
La titolare della “Tana” Francesca Valle, si è rivolta alla Sovrintendenza chiedendo di mettere fine alla guerra, che dura da mesi.
«Dal momento che – dice Valle – i lavori di manutenzione del coro della chiesa sono iniziati e conclusi ben prima della redazione del regolamento, non essendo quindi ravvisabili cause di forza maggiore e non essendo reperibili agli atti documenti che autorizzino alcun tipo di modifica del posizionamento del banco, risulta ben grave che in 14 anni nessuno si sia accorto che veniva commesso un atto di volontario abusivismo sotto la reale luce del sole e nel bel mezzo della piazza più importante della città.
«Visto il concludersi dei lavori di ripristino della pavimentazione del sagrato della chiesa promossi dalla Sovrintendenza e volti al recupero e alla valorizzazione dell'intera piazza, appare ancor più appropriato un intervento tempestivo e incisivo da parte della Sovrintendenza per mettere fine allo scempio che quotidianamente si perpetua da 14 anni in piazza San Michele».
Il 26 marzo arriverà il pronunciamo del Tar della Toscana che ha sospeso il provvedimento del Comune che disponeva dai primi di marzo ieri il trasferimento del banchetto di Luciana Banchieri dall'area a lato del sagrato fin dietro al coro della chiesa, ritenuto sua originaria collocazione dagli uffici comunali e risultante dal regolamento del suolo pubblico.
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