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Sono tanti i lucchesi costretti a cenare alla mensa dei poveri

Sono tanti i lucchesi costretti a cenare alla mensa dei poveri

Marlia, a chiedere aiuto alla parrocchia ci sono persone di ogni estrazione sociale: chi cerca lavoro, chi è disoccupato

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MARLIA. Sempre più persone si rivolgono alla mensa sociale di Marlia, organizzata da un gruppo di volontari della parrocchia, riuniti in una catena di solidarietà a cui partecipano la locale Misericordia, i donatori di sangue Fratres, la corale e i marciatori. E a cui hanno aderito anche aziende, forni, alimentari e la Casa di Riposo di Marlia che offre i pasti avanzati dalla mensa della residenza. Anche i supermercati durante le giornate della colletta alimentare. Tutti uniti per aiutare i bisognosi e regalare un pasto caldo per tre volte alla settimana ai poveri, agli immigrati in difficoltà, ai senza casa, alle persone che hanno perso il lavoro e non hanno da mangiare.

Un servizio sempre più in grande, da un anno incrementato per venire incontro all'aumento del disagio sociale. Oltre al lunedì e martedì la mensa è aperta anche la domenica. Si cena intorno alle 19 nella sala del centro giovanile parrocchiale “Giovanni Paolo II”, sistemata e imbiancata dai volontari per ospitare fino ad una cinquantina di commensali. In cucina a turno i volontari, divisi in gruppi, cucinano e distribuiscono i pasti preparati con passione dai cuochi.

Il territorio lucchese ha una vocazione per il sociale. La Caritas distribuisce pasti all’ora di pranzo e la comunità S. Egidio e Vicopelago si occupa della mensa serale (anche per le frazioni di Gattaiola, Massa Macinaia, S. Leonardo in Treponzio e San Ginese), ma senza riuscire a coprire tutta la settimana. Così nel novembre del 2012 l'ex parroco di Marlia, don Fulvio Calloni, di fronte alle sempre più crescenti richieste di persone che si rivolgevano alla parrocchia per chiedere un aiuto, pensò di dare vita ad una mensa. E la crisi ha cambiato la geografia sociale della povertà.

Non più solo gli immigrati, che restano la maggioranza, ma anche tanti italiani che cercano un punto di riferimento e sostentamento per andare avanti. «È un'iniziativa bella e importante che vede impegnati tanti volontari e cuochi – racconta il parroco di Marlia, don Agostino Banducci – Ogni tanto ad aiutare vengono anche i bambini, così acquiscono sul campo uno spirito di solidarietà”. E i volontari, tra cui anche le suore, sono aumentati in questi due anni. «Il servizio funziona molto bene, tanto che abbiamo ampliato i giorni, siamo l'unica mensa del territorio aperta anche la domenica – dice Grazia, una delle volontarie – Usufruiscono della mensa dalle 35 alle 50 persone per volta, registrate con una tessera anagrafica che ci consente anche di sapere quanti pasti preparare. Non ci sono limiti di età. Accettiamo tutti, purché non si presentino alla mensa con atteggiamenti molesti o ubriachi».

Due pulmini, uno della parrocchia, acquistato grazie alla donazione di benefattori, l'altro in prestito dalla Misericordia, intorno alle 17 passano a prendere le persone che non hanno l'auto o sono impossibilitate a muoversi e sono portate alla mensa.

«Ci sono persone ormai di ogni estrazione sociale. Purtroppo non ci sono solo adulti e anziani, in media dai 40 ai 60 anni, ma anche tanti giovani senza dimora, stranieri per la maggior parte, ma anche lucchesi». E non si tratta solo di dare un pasto. C'è cura ed amore nell'apparecchiata della tavola: posate di metallo, piatti di ceramica e bicchieri di vetro e tovaglie colorate. E' stata acquistata una lavastoviglie. I cibi son Inoltre il sabato mattina e durante le serate si distribuiscono anche vestiti e abiti usati.

Nicola Nucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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