Una nuova perizia pneumologica per stabilire le cause del decesso
La richiesta al gip del legale della famiglia di Alessandro Favilla, il bimbo morto nell’ottobre 2012 Il giudice decide entro 5-6 giorni e potrebbe già archiviare la posizione di quattro degli otto indagati
LUCCA. Una nuova perizia pneumologica per fugare dubbi e perplessità sulla tragica fine di Alessandro Favilla, il bambino di 10 anni morto improvvisamente il 25 ottobre 2012 all’ospedale Campo di Marte in seguito a una crisi respiratoria mentre si trovava a casa con i genitori. A chiederla il legale dei genitori del bambino, il professor Enrico Marzaduri, nel corso dell’udienza camerale svoltasi ieri mattina di fronte al gip Giuseppe Pezzuti. Lo stesso avvocato che tutela la parte offesa ha ammesso che almeno quattro indagati non hanno responsabilità sul decesso del bimbo: i due chirurghi degli ospedali Bambin Gesù e Umberto I di Roma, la radiologa dell’ospedale Campo di Marte e la pediatra in servizio al pronto soccorso del nosocomio lucchese durante il primo accesso. L’udienza camerale, durata oltre tre ore, non ha prodotto decisioni immediate. Il giudice si è riservato e probabilmente serviranno almeno 5-6 giorni affinché sciolga i dubbi e opti per una soluzione: accogliere l’istanza dell’avvocato Marzaduri attraverso la nomina di un perito pneumologo e contestualmente operare scremature tra gli indagati, decidere per il non luogo a procedere e quindi prosciogliere gli otto medici accusati di omicidio colposo oppure restituire gli atti alla procura affinché il magistrato compia altri accertamenti medico-legali o formuli l’imputazione coatta.
Polmonite o Ab ingestis. Da una parte si sostiene che il piccolo Alessandro è morto a causa di una malattia polmonare non diagnosticata con tempestività visto che - stando alla consulenza tecnica redatta dal dottor Roberto Dal Porto - «è mancata una visita pneumologica accurata mediante esecuzione di spirometria». Dall’altra, la dottoressa Benedetta Guidi (perito nominato dall’avvocato Francesca Lenzi che difende alcuni medici indagati del pronto soccorso e il pediatra di famiglia, insiste sulla Ab ingestis: l'inalazione involontaria di materiale alimentare - solido o liquido - proveniente dall'apparato digerente. In sostanza il bimbo sarebbe soffocato dal cibo o dal liquido (aveva bevuto del latte caldo) andatogli di traverso.
Il caso. Ad opporsi alla richiesta di archiviazione della procura della Repubblica sono Alessia Marraccini ed Emanuele Favilla, i genitori del piccolo Alessandro. La loro è una vicenda dolorosissima che è andata avanti per due anni e mezzo con un unico obiettivo: la ricerca della verità. «Perché - dicono - Alessandro l’hanno lasciato morire». Vogliono sapere i due genitori, che recentemente hanno avuto un altro figlio, il ruolo e le presunte responsabilità dei medici che avevano in cura il piccolo sofferente di cifoscoliosi e broncopneumopatia cronica.
Rifiutato l’incidente probatorio. Inizialmente il sostituto procuratore Fabio Origlio, titolare dell'inchiesta, aveva iscritto nel registro degli indagati otto persone: due chirurghi di Roma che avevano operato il ragazzino poco più di un mese prima, quattro pediatri dell'ospedale di Lucca, un radiologo dell'ex Campo di Marte e un pediatra di famiglia. Per tutti l'ipotesi di reato era di omicidio colposo per colpa medica. La prima perizia del consulente del pm, il professor Di Paolo di Pisa, riconduceva il decesso a una stenosi della trachea con morte per soffocamento da catarro. La procura a quel punto aveva chiesto al gip Pezzuti un incidente probatorio per discutere, nel contradditorio delle parti, il documento peritale. Ma il giudice glielo aveva negato. Il pm allora aveva chiesto una seconda perizia per stabilire il ruolo degli otto medici. Ma il secondo documento, redatto da un medico fiorentino, impediva di fatto di reggere l'accusa in giudizio per insufficienza di elementi tali da individuare uno o più responsabili della morte del piccolo Alessandro. Così la decisione di chiedere l’archiviazione.
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