Finanza
Prima di morire... mangiate il Buccellato
Il dolce di casa Taddeucci è fra i mille cibi al mondo consigliati dalla gastronoma americana Mimi Sheraton nel suo libro
LUCCA. C’è anche il Buccellato della pasticceria Taddeucci fra i “Mille cibi da mangiare prima di morire” elencati, consigliati e debitamente descritti da Mimi Sheraton, tra i critici gastronomici più seguiti in America e letti in tanta parte del globo, nell’ultimo suo libro appena uscito negli States col titolo, appunto, “1,000 foods to eat before you die”. In Italia uscirà a maggio, con la casa editrice Rizzoli.
Il buccellato lucchese di casa Taddeucci, insieme alla toscana panzanella - e ad altri dodici piatti tipici della penisola - rientra fra i quattordici cibi italiani preferiti dalla acclamatissima food critic, nata nel 1926 a in un quartiere di Brooklyn e tuttora residente nella Grande Mela, ma nel quartiere di Greenwich.
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La “prima volta” nel 2008. Per otto anni Mimi Sheraton è stata il critico gastronomico di punta del New York Times (ha lavorato anche per Condé Nast Traveler, Vogue e Harpers Bazar). E già quando svolgeva questo ruolo non aveva mancato di visitare di persona il “regno” di Marino Taddeucci e della sorella Magaly, gli attuali titolari delle storica pasticceria in piazza San Michele. Mimi Sheraton era entrata in incognito nel negozio, senza presentarsi ma di sicuro ben informata sulle caratteristiche del dolce tipico di Lucca a base di anice e uvetta, visto che è pressoché onnipresente sulle guide per stranieri della città. Di sicuro lo aveva acquistato e gustato: altrimenti non avrebbe potuto tesserne le lodi che compaiono nell’articolo pubblicato il 20 luglio 2008 sulle pagine del New York Times. «Seguendo il mio naso - racconta ai suoi lettori in un passo del pezzo - sono entrata nel locale stretto della pasticceria Taddeucci, un marchio nato nel 1881 ad opera di Jacopo Taddeucci e giunto oggi fino alla quinta generazione familiare». L’esperta continua descrivendo dolci e biscotti esposti nella vetrina del negozio in piazza San Michele e poi arriva al «buccellato Lucchese, un delicato e dolce incrocio tra pane e dolce da caffè, profumato di anice e con una consistenza morbida e seducente... fatta di farina, zucchero anice, uova e lievito; alcune versioni contengono anche uva secca e nocciole...». Marino Taddeucci ricorda con molto piacere quell’articolo sul maggiore quotidiano americano. «Mimi Sheraton venne certamente in negozio, ma senza farsi riconoscere, come una turista americana qualsiasi. Quando l’articolo uscì, ricevetti una busta dal New York Times: conteneva una lettera che mi informava dell’articolo e dieci copie dell’edizione di quel giorno».
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... ed ora il libro. La sorridente e sempre perfetta Mimi Sheraton - come appare in tutte le foto che la ritraggono - evidentemente non ha dimenticato il gusto e la seduzione del dolce tipico lucchese. Lo ha riportato in auge sette anni dopo quell’articolo, inserendolo nel suo ultimo libro. Qui, descrive il “Buccellato di Lucca” come «il dolce tipico del posto, si chiama così. Una ciambella soffice e leggera al sapore di anice, che “soddisfa ma lascia leggeri”. Una gioia per il palato senza dire no alla linea».
Uno spot niente male per Lucca, ricordata da Mimi Sheraton anche come «una delle città più attraenti della Toscana e orgogliosa patria del compositore Giacomo Puccini».
L’eco del libro. Intanto negli States, come si legge dal profilo Facebook della gastronoma ottantanovenne (sposata a un italoamericano e madre di un figlio, laureata in scienze economiche e commerciali, con master in marketing e giornalismo) “1,000 foods to eat before you die” sta esplodendo anche grazie a una promozione capillare, un battage pubblicitario fatto anche di presentazioni nelle librerie di maggior livello. E così in queste occasione potrà ulteriormente rimbalzare il nome del Buccellato e quello di Lucca, insieme - c’è da augurarselo - a quello del Maestro lucchese autore di tante opere eterne, Giacomo Puccini.
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Gli altri italiani nella lista di Mimi Sheraton. Il Buccellato ha buona compagnia nel corposo volume ultimo nato della saga di Mimi Sheraton (ne ha scritti altri tre, e sono The Whole World Loves Chicken Soup; Eating My Words: An Appetite for Life; The German Cookbook). Gli altri dodici sono il sanguinaccio (dolce tipico del sud dell’italia, una mousse al cioccolato con aggiunta di sangue di maiale: il preferito dalla gastronoma è quello calabrese), il Frico (ricetta tipica del Friuli a base di patate e uova), il Sartù (un timballo di riso con piselli e salsiccia), la Cassoeula milanese (carne di maiale, salumi, verza, carote e sedano), i fichi (ripieni di mandorla e avvolti in foglie di alloro alla maniera napoletana o in quella calabrese con cacao e canditi), i ravioli aperti (piccoli fazzoletti di pasta con ingredienti in bella vista), il pollo al mattone, gli Gnummareddi (involtini di interiora nel budello di agnelli e cotti alla brace), l’Orzotto (orzo cotto e sfumato con vino friulano frizzante), brodetto vastese (zuppa di pesce di Cavalluccio di Vasto a Chieti), l’abbacchio brodettato (l’agnello secondo la preparazione tipica di Pasqua, con prosciutto, cipolle, uova, maggiorana e limone), il cardo (passato nell’uovo, burro, parmigiano e poi fritto). E per finire la toscanissima Panzanella, che Mimi Sheraton definisce il “Lazzaro delle insalate” perché resuscita ingredienti vecchi come il pane raffermo.
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