Il Tirreno

Lucca

Sequestrate due case mobili ai nomadi

di Luca Tronchetti
Sequestrate due case mobili ai nomadi

Sono scattati i sigilli dopo la richiesta presentata dalla procura in seguito a un controllo congiunto carabinieri-vigili urbani

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LUCCA. Come un’operazione chirurgica. Fondamentale in materia di prevenzione dei reati e controllo del territorio. Carabinieri e polizia municipale grazie a un monitoraggio attento e in collaborazione con l’autorità giudiziaria hanno scongiurato un insediamento abusivo in via Barchino a San Concordio. Perché un terreno a vocazione agricola, uno spazio verde vicino agli archi dell’acquedotto del Nottolini, si stava trasformando in un campo nomadi dotato di due casette mobili in legno con tanto di recinzione per impedire il controllo dall’esterno di occhi indiscreti. Il tutto realizzato in modo totalmente abusivo. Nessuna autorizzazione richiesta, nessun permesso rilasciato dagli uffici comunali. Stavolta però le tre famiglie nomadi proprietarie delle due «baracchine» sono state smascherate grazie a un controllo iniziato otto-nove mesi fa e proseguito con appostamenti periodici sino ad acquisire le prove del reato commesso e ad informare con una dettagliata e minuziosa relazione di servizio la procura della Repubblica.

Sequestro preventivo. Il fascicolo è finito nelle mani del sostituto procuratore Antonio Mariotti che l’altro giorno ha disposto il sequestro preventivo dell’area in questione. Militari e vigili urbani hanno eseguito il provvedimento ponendo i sigilli alle due casette mobili e lasciando nella disponibilità di una delle famiglie nomadi un vecchio camper escluso dal sequestro perché autorizzato alla sosta. Adesso, entro quindici giorni, i proprietari delle casette mobili dovranno ottemperare all’ordine dell’autorità giudiziaria. Logicamente, attraverso i loro legali, possono chiedere il dissequestro degli alloggi semoventi. Ma se non lo ottengono dovranno portar via le casette mobili dai due terreni acquistati in via del Barchino. L’area in questione - ombreggiante e con alberi di alto fusto - fu comperata dalle famiglie rom al prezzo di un terreno non edificabile e la trasformazione in un insediamento - tra l’altro con problemi di natura igienico-sanitaria - a cui accedono persone non residenti e con precedenti di polizia ha subito allertato i militari della stazione di San Concordio, della Compagnia guidata dal maggiore Giangabriele Affinito e della polizia municipale guidata dal comandante Stefano Carmignani. Tra l’altro i due terreni di decine di metri quadri a destra e a sinistra del mini insediamento erano completamente incolti. Stando ai militari lì in futuro dovevano sorgere nuovi insediamenti con nuove case mobili e roulotte.

Dal cavallo alla casetta. Ma il sequestro preventivo - motivato proprio dall’abuso edilizio posto in essere dall’articolo 321 del codice di procedura penale quando esiste il pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze - non è una novità per quanto riguarda l’acquisto di terreni agricoli da parte dei nomadi che poi vi sistemano case mobili. Era già accaduto nell’ottobre scorso a Meati quando nomadi di etnia rom residenti a Massa Carrara avevano acquistato un pezzo di terra sostenendo che ci avrebbero portato un cavallo da corsa. Ma era una bugia. Perché nel terreno agricolo ci avevano sistemato una casa semovente ed erano già pronti con tutti gli allacciamenti (con tanto di contratti stipulati) per poter abitare in quella struttura. A scoprire l’inganno la polizia municipale dopo una segnalazione dei carabinieri. Anche in quel caso l’appezzamento era recintato e ci era stata portata la ghiaia. Così al momento dell’installazione della casetta mobile il sequestro preventivo disposto dal sostituto procuratore Salvatore Giannino aveva sanato la situazione.

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