Sicurezza
Già individuati alcuni autori delle minacce al giudice su Fb
LUCCA. Potrebbe configurarsi il reato di minacciata aggravata nei confronti degli autori - sicuramente meno di dieci - degli attacchi via web al giudice Carlo Annarumma in relazione alla condanna a...
LUCCA. Potrebbe configurarsi il reato di minacciata aggravata nei confronti degli autori - sicuramente meno di dieci - degli attacchi via web al giudice Carlo Annarumma in relazione alla condanna a sei mesi di un carabiniere accusato di lesioni gravi nei confronti di un ladro che aveva arrestato e che era stato condannato con rito direttissimo a 18 mesi di reclusione. La polizia giudiziaria dei carabinieri e la polizia postale hanno già attenzionato e acquisito alcuni profili di utenti che su siti internet, blog e sulla pagina Facebook «Io sto con il carabiniere» non si sarebbero limitati a criticare la sentenza o ad usare un linguaggio colorito e di pessimo gusto, ma addirittura avrebbero usato espressioni minacciose nei confronti del giudice che ha emesso la sentenza. Minacce di fare del male che riguarderebbero non soltanto il magistrato, ma anche i suoi familiari. Nelle prossime ore verrà inoltrata la richiesta a Facebook Italia delle famose Ip per verificare se al nome dell’autore delle minacce corrisponde effettivamente colui che le ha inviate su siti, testate giornalistiche, blog e pagine Fb. A volte infatti chi ha agito in quel modo potrebbe essersi fatto schermo con un profilo falso di un utente realmente esistente oppure attraverso un nome di fantasia. Un’indagine che richiederà al massimo una decina di giorni al termine dei quali gli atti verranno trasmessi dalla procura di Lucca a quella di Genova competente visto che la vittima del reato è un appartenente della magistratura. Mentre la pg stava svolgendo gli accertamenti predisposti dal procuratore Aldo Cicala individuando gli account ed effettuando una prima scrematura i pubblici ufficiali incaricati si sono accorti che alcuni post erano stati rimossi in un secondo momento probabilmente dall’amministratore del sito o della pagina Fb che, in teoria, dovrebbe fungere da filtro e, come si dice nel linguaggio della rete, dovrebbe «bannare» frasi o messaggi offensivi e peggio ancora minacciosi. Gli inquirenti, tra l’latro, dovranno chiarire se ha o meno rilevanza penale la mancanza di controllo della rete da parte dell’amministratore di siti, blog o pagine Fb.
Intanto sulla vicenda delle minacce al giudice lucchese interviene anche il segretario Consap, Gianluca Pantaleoni: «Le sentenze vanno sempre rispettate, anche se adesso il carabiniere condannato per lesioni ricorrerà in appello. Se vi sono state minacce al giudice che ha condannato il carabiniere vanno perseguite e il magistrato va tutelato. Se vi sono state critiche, anche forti ad una sentenza di questo tipo, credo che invece vadano accettate».
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