Il Tirreno

Lucca

Valentina, stilista “fuggita” a Londra per poter lavorare

Barbara Antoni
Valentina, stilista “fuggita” a Londra per poter lavorare

Laurea all’Accademia di Roma e una specializzazione, ma «se apri una partita Iva non riesci a guadagnare»

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LUCCA. Le superiori all’istituto d’arte Passaglia a Lucca, la laurea alla prestigiosa Accademia Costume & Moda di Roma, la specializzazione al Ceseca (chiuso nel 2013) di Capannori. Dopo una prima esperienza in un laboratorio fiorentino di zoccoli, un incarico prima alla De Fonseca a Torino e poi alla Madigan di Montecatini, il futuro da stilista di Valentina Picchi, 36 anni di Lucca, sembrava tracciato. Tutto il contrario: lei, giovane, piena di idee e talento, innamorata fin da bambina della moda, si è trovata catalpultata a Londra, dove lavora in proprio, disegna e realizza borse e piccola pelletteria. Una fuga dall’Italia perché, dovendo lavorare come libero professionista con la partita Iva, «i miei guadagni finivano prima di cominciare, fra adempimenti burocratici e tasse. In Gran Bretagna è tutto diverso: sono iscritta come imprenditrice in proprio, nella categoria del self employ, le tasse si pagano solo da un fatturato annuale di 10.900 sterline in su. Adesso riesco a mantenermi, anche se mi auguro di progredire ancora».

AUDIO / "In Italia la partita Iva ti impedisce di guadagnare"

Da due anni Valentina vive in un appartamento-laboratorio nel quartiere di Maryland, dove ha ripensato e rimesso in gioco la sua vita. Ci è arrivata, racconta, quasi per caso, per seguire un’amica italiana emigrata per lavoro. «Nel 2011 - spiega la giovane stilista - mentre ero a Lucca a trovare i miei, ebbi un grave incidente, che mi bloccò a casa per due anni». Quel riposo obbligato per via delle conseguenze riportate fu prezioso per riflettere sulla vita difficile in Italia e sulle prospettive che non c’erano, sui soldi che non si guadagnavano, sulle tante spese per lavorare soprattutto per adempimenti burocratici e partita Iva.

«Quando tornai in forze - continua Valentina - una mia amica mi invitò a casa sua a Londra. Pensai che quell’invito non cadesse a caso, ma in un periodo particolare della mia vita. La seguii. Ho cominciato da lì».

«Dal sito del governo inglese - spiega ancora Valentina - feci l’iscrizione della mia impresa personale. Cominciai col disegnare, produrre e vendere portafogli. Li cucivo a mano, avevo solo il punzone per fare il buco da cui passare ago e filo e le mie mani».

Sembra il passato remoto eppure questo inizio risale solo a un anno fa. Da allora Valentina ha iniziato a progettare e realizzare anche una collezione di borse. Compra il pellame dai grossisti inglesi, sceglie lei di persona ogni singola pelle, «la tocco, mi deve piacere al tatto», continua. Intanto ha acquistato una macchina per cucire le borse. E ha creato anche un marchio: ValeP. London.

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«È il mio nome, anzi la mia firma - spiega la giovane stilista -. Non l’ho usata per intero perché gli inglesi leggendo Picchi pronunciavano “Picci”. Così è diventato ValeP., London perché vivo, creo e produco a Londra. Sono felice. L’Italia mi andava stretta, per il suo modo di vivere e di pensare e per le sue regole assurde sulle aziende, non contribuiscono a dare una spinta positiva ai giovani che vogliono mettersi in gioco».

Due volte a settimana Valentina va al mercato di Greenwich dove ha un banco. I clienti si stanno affezionando, funziona anche la vendita via web dalla sua vetrina su Facebook, da lì arrivano anche ordini per borse e portafogli personalizzati. E poi c’è il progetto più grande, rivela, «di trovare negozi che vendano le mie creazioni a Londra ma mi piacerebbe molto anche in Italia. E perché non anche a Lucca, la mia città che ho lasciato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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