Attenzione
Nasce con la sindrome di Down, chiesto risarcimento ai medici
Processo civile nei confronti di Arturo Viglione, Arnaldo Savarino e dell’azienda sanitaria. Dopo due sentenze favorevoli ai professionisti la Cassazione decide di mandare tutto alle sezioni unite
LUCCA. Saranno le sezioni unite della Corte di Cassazione a decidere se due noti medici dell’Asl di Lucca dovranno risarcire la famiglia di una bambina nata con la sindrome di Down. Una vicenda che risale ai primi anni Duemila, e che ora potrebbe avere, finalmente, una decisione chiara.
La famiglia della piccola ha citato in sede civile l’ex primario della ginecologia all’ospedale San Francesco di Barga, il professor Arturo Viglione e il responsabile del laboratorio di analisi dell’Azienda sanitaria, Arnaldo Savarino. Citata anche l’azienda sanitaria con sede a Monte San Quirico e intimata la compagnia assicurativa Assitalia, chiamata in causa da Viglione.
Secondo i genitori della bambina, i due medici non avrebbero disposto approfondimenti clinici nonostante il fatto che gli esami del sangue effettuati alla sedicesima settimana di gravidanza non avessero forniti valori rassicuranti. In sostanza - ragiona la famiglia della piccola - se dall’approfondimento degli esami fosse stato chiaro il rischio di sindrome di Down, la madre e il padre avrebbero deciso di optare per l’interruzione di gravidanza, nonostante si trovassero al di là del limite dei 90 giorni previsto dalla legge 194: in questo caso, infatti, avrebbero fatto valere la clausola che permette l’aborto anche oltre tale data in caso di un pericolo per la salute fisica o psichica della donna.
Il tribunale di Lucca in primo grado e la corte di Appello in secondo grado, a Firenze, hanno rigettato il ricorso dei genitori, sostenendo in sostanza che la madre non aveva il diritto di decidere per l’aborto e che, comunque, non può essere presentata una domanda di risarcimento in nome e per conto per la bambina visto che è tutelato solamente il diritto alla nascita e non quello a nascere sano.
I genitori della bambina, però, non si sono arresi e hanno deciso, con la tutela dell’avvocato viareggino Gianfrancesco Parenti, di presentare ricorso per Cassazione, portando la questione di fronte al giudice di merito. E una seppur parziale vittoria l’hanno ottenuta. Il sostituto procuratore generale della Cassazione Renato Finocchi Ghersi, infatti, aveva chiesto o il rigetto nel merito (di fatto così chiudendo la vicenda nel senso deciso dalle prime due sentenze) oppure il rinvio alla sezioni unite. E il collegio della terza sezione civile ha deciso di imboccare proprio questa seconda strada, quella che si percorre quando c’è una forte divergenza di pronunce fra le varie sezioni semplici della Suprema corte.
Nella sentenza, depositata pochi giorni fa in cancelleria, i giudici hanno infatti preso conto di diversi orientamenti, su casi simili, da parte della stessa Corte di Cassazione.
In particolare, uno dei punti più contesi è quello dell’“onere probatorio”, cioè la necessità - da parte della madre - di dimostrare che aver saputo di una possibilità concreta di malattia genetica avrebbe portato a un aborto. Un primo orientamento, più lontano nel tempo, ha più volte ribadito che è implicita nel fatto di venir a conoscenza di questa condizione del feto la conseguenza della possibilità di un aborto, sulla base del “pericolo per la salute fisica o psichica derivante dal trauma connesso all’acquisizione della notizia”. Un secondo orientamento, invece, sostiene che serve una preventiva “espressa e inequivoca dichiarazione della volontà di interrompere la gravidanza in caso di malattia genetica”.
Cassazione divisa anche sulla questione della possibilità del bambino di chiedere - attraverso i genitori - il risarcimento dei danni.
Ora di tutto questo dovrà decidere il primo presidente della Corte di Cassazione Giorgio Santacroce, che, se lo ritiene giustificato, rimanderà il caso alle sezioni unite che cercheranno di dirimere un caso che ha portato alla luce tutta la delicatezza del diritto applicato alla vita concreta di genitori e bambini.
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