Il Tirreno

Lucca

L’allarme di Menesini «Il nostro territorio rischia lo spezzatino»

di Luca Cinotti
L’allarme di Menesini «Il nostro territorio rischia lo spezzatino»

Il sindaco di Capannori: le associazioni di categoria non possono allearsi con città diverse o saremo ininfluenti

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LUCCA. «Il nostro è un territorio che ha grandi potenzialità, delle carte da giocare. Ma se ognuno va per conto suo rischiamo la marginalizzazione». Luca Menesini, sindaco di Capannori, lancia il sasso nello stagno: i processi di riaggregazione degli attori istituzionali (province, comuni) e sociali (sindacati, organizzazioni di categoria) rischiano, a suo parere, di rendere influente il territorio lucchese nei prossimi anni. Soprattutto nel confronto con il moloch-Firenze e il suo asse con Pisa e, in parte, Livorno.

Sindaco Menesini, a chi si rivolge quando dice che ci sono soggetti che vanno per conto loro?

«Innanzitutto partiamo da un dato di fatto: con la riorganizzazione delle province la recente legge regionale, di fatto è proprio la Regione che riassume gran parte delle competenze che furono delle province. Questo significa che c’è un processo di centralizzazione intorno a Firenze, che si è costituita come città metropolitana. Di fronte a questo dato di fatto, puoi reagire in due modi: o ti poni contro, oppure fai una riflessione su come ci attrezziamo. E proprio questa riflessione, finora è mancata. Facciamo degli esempi: Assindustria ha creato un polo con Prato e Pistoia. Il sindacato si sta dirigendo verso un’allenza con Massa Carrara. In questo stato di cose il territorio rischia di essere fortemente indebolito, mentre rafforziamo gli aggregati che si trovano intorno a noi. Se ognuno resta chiuso nel proprio giardino, si va poco lontano. Sia come enti locali che come associazioni».

Però le associazioni e i sindacati, nel prendere le proprio decisioni, hanno le loro buone ragioni. Chi è, allora, che dovrebbe fare il lavoro di “raccordo”, per evitare questo spezzatino del territorio?

«È indubbio che la regìa debba essere in capo alla politica. Ma poi la discussione va allargata a tutti i vertici delle organizzazioni rappresentative: quello che voglio dire è che servono azioni di “architettura” dei livelli di governo del territorio. Perché altrimenti, lo ripeto, si rischia la marginalizzazione».

Tutto bello è giusto, ma non le sembra che i buoi siano già scappati dalla stalla? Cioè che ormai queste aggregazioni si siano formate, indipendentemente da quella che può essere la tutela dell’identità del nostro territorio?

«In realtà alcuni di questi processi sono già avvenuti, mentre in altri casi sono ancora in discussione. Ed è proprio su questi che sarebbe importante intervenire. E poi sarebbe l’ora di cominciare a lavorare anche su un altro livello...».

Quale?

«In un contesto di agglomerati ben maggiori i nostri comuni rischiano ormai di essere anacronistici. E su quello bisogna cominciare a lavorare seriamente».

Insomma, lei ripropone il comune unico con Lucca del quale già tante volte si è parlato...

«Almeno bisognerebbe discutere di quello della Piana. Ma il ragionamento è più delicato, perché il vero punto importante, per i cittadini, è che i servizi che le amministrazioni offrono devono essere omogenei. Ora c’è un comune che spende per un servizio 60 euro e quello confinante che ne spende 20. Questo signifca una sola cosa: che di fatto nel secondo caso il servizio non viene messo a disposizione. Sono questi i punti sui quali dobbiamo, come politica, essere in grado di intervenire. Il problema è che io queste tipo di idee le ho lanciate (ad esempio sui vigili urbani e sulla promozione turistica), ma in realtà queste cose rischiano di andare a velocità ridottissima».

Ecco, il turismo: i numeri del 2014 hanno dimostrato che Capannori ha aumentato i suoi visitatori, mentre Lucca ha avuto un calo: ne è soddisfatto?

«Non posso dire di no, ma in realtà il punto è che se Capannori aumenta i numeri ma il territorio nel suo complesso li perde, in realtà anche Capannori non può essere soddisfatta. È chiaro che la promozione turistica è un punto sul quale ragionare, soprattutto in un territorio come il nostro».

Solo che con la cancellazione dell’Apt la promozione è tutta centralizzata a Firenze...

«E questo è un problema: la verità è che il territorio è promosso bene quando siamo noi a promuoverlo».

A breve, probabilmente, anche Lucca sarà chiamata alla nomina della Provincia di secondo livello, quella eletta dai comuni. Secondo lei può essere utile?

«È chiaro che le “Province di domani” dovranno avere un ruolo in tutte queste discussioni di ambito. Ma, al momento, questo versante è ancora in alto mare, visto che non sono assolutamente iniziate le discussioni per capire quale sarà la fisionomia del nuovo ente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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