Il Tirreno

Lucca

Controneria devastata «Rifugiati in cantina»

di Chiara Lammari
Controneria devastata «Rifugiati in cantina»

Viaggio sulle montagne di Bagni di Lucca, dove il vento si è preso tutto

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BAGNI DI LUCCA. Dopo le prime opere di messa in sicurezza, partono proprio in questi giorni, in Controneria, i lavori di muratura per riparare o ricostruire tutto ciò che il forte vento ha distrutto nella terribile notte fra mercoledì e giovedì scorso. Perché è proprio questa una delle zone più colpite nella provincia di Lucca. Tantissime le case con i tetti scoperchiati, i garage e le rimesse danneggiate, le auto rimaste sotto gli alberi o colpite da tegole e pietre.

Gli abitanti provano a rialzarsi ma il ricordo della notte tra mercoledì e giovedì è quanto mai vivo nella mente di ciascuno. Nel corso degli anni, soprattutto a San Gemignano, la frazione montana più colpita, i residenti avevano già avuto a che fare con forti raffiche ma mai, dicono, «di tale intensità e tale durata come quelle sviluppatesi mercoledì».

«Il vento ha spirato con incredibile forza per tutta la notte – racconta Marialuisa Silvestri – anche se i danni maggiori si sono avuti dalle ore 6 alle 7.30 del mattino di giovedì quando le raffiche hanno scoperchiato il nostro tetto, divelto il garage e abbattuto il grosso pino che avevamo in giardino. Io ho passato la nottata – ricorda la cittadina residente in località Pastino – cercando di tener chiusa la porta della cucina: con il tavolo da pranzo puntellato contro l’apertura facevo forza affinché il vento non invadesse anche l’interno dell’abitazione però non c’è stato niente da fare e alla fine un vetro dell’anta è stato letteralmente sbalzato via dalla sede».

Una notte d’inferno insomma che ha tenuto svegli tutti, allarmati per quanto stava accadendo. E, a un certo punto, c’è chi ha preso decisioni estreme, temendo per la propria incolumità: «Quando ci siamo accorti che le raffiche erano davvero troppo forti – dice Armando Bonacchi, un altro abitante di San Gemignano – mia moglie ed io ci siamo rifugiati in cantina. Da lì verso le 7 abbiamo chiaramente sentito il momento in cui il nostro tetto è stato portato via dal vento: un boato, un forte rumore di calcinacci e la copertura di casa non c’era più. Non è andata meglio alle nostra azienda: la ResinArt Snc è stata gravemente danneggiata». Danni materiali, innanzitutto, danni economici. Ma anche un colpo duro dal punto di vista “psicologico”, visto che molti abitanti di queste zone hanno visto volar via un pezzo della propria vita e dei propri sacrifici.

Passata la tempesta e calato a livelli accettabili il vento, è arrivato il momento di uscire. Trovandosi di fronte a mille altre difficoltà: «Un’ecatombe – continua Marialuisa Silvestri, insegnante a San Cassiano –. Oltre agli ingentissimi danni il paese non aveva né acqua né corrente elettrica, i telefoni non funzionavano, la linea mobile era assente. Ci siamo rimboccati le maniche e per prima cosa alcuni di noi hanno liberato le strade da alberi e cocci, poi ci siamo dati da fare per ripulire le proprietà aiutandoci l’uno con l’altro».

Corrente elettrica e acqua sono tornate a funzionare in buona parte del paese solo dopo due giorni: «Prima che Gaia ci dotasse di generatore – dice Bonacchi – molti abitanti si sono riforniti ai vecchi pozzi e alle fonti pubbliche. Da encomiare il lavoro degli operatori Enel che venerdì, anche se il vento continuava a spirare, hanno lavorato sospesi fino a tarda sera per restituirci la luce».

E ora è il momento per gli abitanti di provare a guardare avanti: ancora increduli e spaventati ma forti della solidarietà che hanno saputo dimostrare l’uno con l’altro. E ce ne sarà ancora bisogno, perché dopo i giorni della paura e dell’angoscia arriveranno quelli, forse non meno difficili, della ricostruzione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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