Finanza
È morto l’architetto Roberto Mannocci
Presidente di Italia Nostra, docente all’artistico. Aveva salvato piazzale Verdi dallo stravolgimento del progetto Piuss
LUCCA. Il loden cammello, l’inseparabile macchina fotografica, il suo sguardo sempre attento alla città, lo studio in una mansarda di via Mordini che guarda i tetti di Lucca stracolmo di libri, progetti e disegni. La sua passione per la città e i suoi tesori d’arte, il suo essere sempre in prima fila: non c’era battaglia per la loro salvaguardia da cui si esimesse.
È l’immagine impressa nella mente e nel cuore di tutti che l’architetto Roberto Mannocci, storico presidente della sezione locale di Italia Nostra, lascia di sé. Un personaggio di grande spessore che Lucca ha perso, ieri mattina. Mannocci, che avrebbe compiuto 74 anni il 29 ottobre, si è spento all’ospedale San Luca dove era ricoverato da circa quindici giorni, vinto da una brutta malattia contro la quale combatteva da tempo.
Risale a poche settimane fa la sua ultima battaglia: il bene artistico da tutelare era il sagrato di San Michele e lui inorridiva (e protestava) per i due piloncini installati davanti all’ingresso della chiesa.
Tante le battaglie di cui l’architetto Mannocci è stato protagonista. Erano gli anni Ottanta quando si schierò in modo deciso e forte contro la realizzazione di un parcheggio interrato sotto l’ex campo Balilla (che non è mai stato realizzato).
In tempi più recenti - negli anni fra il 2010 e il 2013 - si era fortemente opposto al progetto Piuss per piazzale Verdi, sia alla prima che alla seconda ipotesi progettuale: aveva salvato il parco della Rimembranza dallo stravolgimento. Il primo progetto in particolare, quello che prevedeva lo spostamento del monumento ai caduti eretto sull’aiuola centrale, decadde a seguito di un esposto di Italia Nostra sfociato in un ricorso al Tar che aveva dato ragione all’associazione. Così il ministero dei Beni culturali aveva ritirato il nullaosta sul progetto. Era inaccettabile, per Mannocci, che si volesse intervenire su un monumento dedicato ai morti in guerra.
Ci sono stati altri fronti di impegno nella vita di Roberto Mannocci. Che è stato a lungo insegnante del liceo artistico, consigliere comunale del Pci a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta, e - non ultimo - autore di tanti testi sui patrimoni artistici di tutta la Piana considerati senza diritto “minori”. L’ultimo volume che aveva pubblicato (nel 2013) era dedicato alle chiese e agli oratori della Piana: lo aveva realizzato sulla base di una documentazione minuziosa messa a punto con un gruppo di giovani laureandi e neolaureati e pubblicato nella collana di Italia Nostra.
«Oggi per me è una giornata terribile - dice con la voce rotta dalla commozione Maria Teresa Filieri, amica di Mannocci, già direttore dei musei nazionali di Lucca -. Con la Fondazione Ragghianti (di cui Filieri è presidente, ndr) Roberto stava portando avanti un censimento dell’arredo urbano di Lucca e un progetto sugli scultori dei monumenti ai caduti della Prima Guerra in città. Ci eravamo conosciuti cinquant’anni fa quando, neolaureati, insegnavamo insieme al liceo artistico. Si è sempre dato molto da fare: non si limitava a criticare, lavorava molto con la Soprintendenza e le istituzioni culturali, convinto, come tutta la nostra generazione, che per tutelare bisogna conoscere. Roberto era una persona riservata, conosceva la città molto meglio di tanti altri».
La salma è esposta all’obitorio dell’ex Campo di Marte. I funerali si svolgeranno lunedì 9 marzo alle 15 nella cappella dell’obitorio.
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