Il dolore
Distrutti i vivai di Molazzana
Ma Ivo Poli non si arrende: «Ci rimboccheremo le maniche, ancora una volta»
MOLAZZANA. Prima il terremoto, poi l'alluvione, ora la bufera del vento. Ancora una volta, i sacrifici di una vita andati in fumo. Restano i sogni e la voglia di andare avanti, almeno per ora. Già, perché l'azienda florovivaistica di Barbara Poli, gestita da anni assieme ai familiari e offre lavoro ad altri sette dipendenti, è la seconda azienda del comune di Molazzana dopo la Fassa Bortolo.
L'attività aperta nei primi anni del millennio e distribuita su dei terreni a Vezzano (tra Gallicano e Cascio), è l'unica impresa agricola della provincia a dare lavoro a ben sette dipendenti, più i familiari coinvolti. Numeri importanti, frutto di passione, competenza e sacrifici. Da giovedì mattina, però, i grandi investimenti compiuti per gestire una bella realtà locale, sono andati in frantumi. Delle cinque serre realizzate per la coltivazione delle piante, ben tre sono andate letteralmente distrutte e sono inservibili a causa della rovinosa caduta dei portanti. Le altre due, si fa prima a comprarle nuove che a ripararle. Sono andate in fumo circa duecento piante, e molte sono state recuperate grazie all'aiuto di tutti i volontari che si sono prodigati, senza contare gli altri danni strutturali. Insomma, una stima sommaria, in difetto, di poco più di 40mila euro.
Ma con la grande signorilità e dignità che lo ha sempre contraddistinto, Ivo Poli (presidente nazionale dei Castanicoltori, ex assessore in Comunità montana e padre della titolare) è pronto a ricominciare daccapo, nonostante queste ferite incancellabili: «Non abbiamo neanche polizze assicurative sulle calamità naturali, perché nessuna compagnia in Italia è disposta a coprire questi rischi per le attività agricole. Quindi dobbiamo solo rimboccarci le maniche e sperare nello stato di calamità naturale, anche se ai privati toccherà ben poco viste le giuste richieste degli enti pubblici. Perciò, non resta che attivarsi con le banche e ricominciare ad investire». Belle parole, nonostante tutto: «Giovedì mattina eravamo tutti in preda alla disperazione. Il dubbio era di buttare tutto all'aria o ripartire da zero. La prima idea era distruggere ma c'era il problema dello smaltimento. Poi, da buoni garfagnini abbiamo deciso di rimetterci in moto. Noi si lavora ogni giorno dell'anno, prima l'alluvione e poi quest'altro evento non ci volevano». Tutto, seppur lentamente, tornerà alla normalità: «Ringraziamo i tanti volontari che ci hanno aiutato in queste ore». Pochi chilometri più su anche l'azienda Guidugli&Biagioni di Cantombacci ha visto la distruzione di buona parte del patrimonio. (n.b.)
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