Il Tirreno

Lucca

Bagni si lecca le ferite Oltre 500 case danneggiate

di Emanuela Ambrogi
Bagni si lecca le ferite Oltre 500 case danneggiate

Distrutti i parchi pubblici, molte frazioni rimaste senza elettricità

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BAGNI DI LUCCA. Sembra di girare in un paese evacuato dopo un bombardamento. Alberi e muri abbattuti, tegole e calcinacci ovunque, anche una bara tornata alla luce nel cimitero, sollevata dallo smottamento dell'apparato radicale di un albero abbattuto dal vento (come raccontiamo nella pagina a fianco).

Bagni di Lucca, il giorno dopo, ha un aspetto spettrale. La cittadina termale è stata ferita in profondità della furia del vento. Al punto che il sindaco Massimo Betti cifra in almeno 500 case con lesione di varia entità, dalle canale divelte ai tetti scoperchiati.

Dalle 5 di giovedì mattina tutte le forze e i mezzi a disposizione del Comune e della Protezione civile sono all'opera per rimuovere ostacoli e pericoli, ma il lavoro è immane e i danni ingentissimi. Anche il sindaco Betti alterna le mansioni d'ufficio agli interventi con la motosega, e altri amministratori come lui.

Nel Comune ci sono ancora tante frazioni senza luce né linee telefoniche, a San Gemignano c'è anche una casa il cui tetto è stato completamente scoperchiato, ma è solo un caso dei tanti.

Scendendo verso il capoluogo si notano ovunque tegole in strada e muri abbattuti: è così nella centrale via Umberto, dove un albero è tra l'altro finito contro una casa; è così nei pressi dell'albergo Roma. Scoperchiata anche la mansarda-torretta della casa del sindaco, sempre in via Umberto.

Ovunque giri vedi le tracce della bufera: il giardino pubblico di via Casalini, davanti al Comune, non esiste più. Abbattuti tutti gli alberi secolari, provoca una tristezza infinita vedere i resti degli enormi tronchi.

Poco più in giù, si nota il tetto del Circolo dei Forestieri semiscoperchiato; un danno per il Comune proprietario, ma anche per la nuova gestione del locale che sta per riaprire dopo anni di stop.

Ancora peggio va al circolo tennis Mirafiume, dove la furia del vento ha portato via i palloni pressostatici che consentono di giocare al chiuso d'inverno. E danni hanno subito anche le strutture. La gente, superato lo choc delle prime ore, si rimbocca le maniche e, se può, provvede per proprio conto agli interventi urgenti. Ma ovunque i danni sono di grandi proporzioni: impensabile che gli enti locali possano disporre di risorse e mezzi per provvedere alle opere di messa in sicurezza e restauro.

Sarà tra l'altro necessario un monitoraggio accurato delle condizioni degli stabili pubblici e privati, per evitare altri crolli nei prossimi giorni e in futuro.

E, più ancora, sarà indispensabile un'accurata verifica delle condizioni delle scarpate sulle strade per assicurare che non si possano più ripetere tragedie come quella del masso caduto su un'auto uccidendo una persona lungo la provinciale Lodovica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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