Il Tirreno

Lucca

IL CASO

Carabiniere condannato, la risposta di Anm, camere penali e ordine forense

Avvocati e magistrati uniti nella condanna al gogna mediatica per il giudice che ha condannato il carabiniere
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Avvocati e magistrati uniti nella condanna al gogna mediatica per il giudice che ha condannato il carabiniere

Il comunicato: "I giudici devono essere terzi e imparziali ed assicurare il giusto processo emettendo decisioni nel rispetto della legge"

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LUCCA. Un comunicato congiunto firmato dall'ordine degli avvocati, dalla sottosezione dell'Associazione Nazionale Magistrati e dalla camera penale lucchese intitolata alla memoria di Leonardo Lapasin Zorzit per stigmatizzare i contenuti di alcuni commenti apparsi sulla cronaca e sui social network in relazione alla condanna in primo grado a 6 mesi di reclusione (pena sospesa) del carabiniere accusato di lesioni ai danni di un tunisino, arrestato con l'aiuto di un collega, intento a rubare del rame in un capannone dismesso.Una vicenda che trae origine, è bene ricordarlo, dalla segnalazione inviata alla procura dall'allora comandante della Compagnia dei carabinieri subito dopo l'arresto dell'extracomunitario che venne condannato per il tentato furto a 18 mesi di reclusione. 

"Lette le notizie apparse sulla stampa e sui social network a seguito della condanna da parte del Tribunale di Lucca di un carabiniere, accusato di avere cagionato lesioni personali volontarie ad un cittadino tunisino, dopo l’arresto, come si legge in imputazione; fermo restando l’insopprimibile esercizio del diritto di cronaca e di critica, tra le colonne fondamentali del sistema democratico, tuttavia non è possibile esimersi dalle considerazioni che seguono. È inaccettabile che un giudice sia dileggiato e sottoposto a gogna mediatica solo perché ha assunto una cerca decisione in un caso concreto, senza aderire a posizioni preconcette.
I giudici devono essere terzi ed imparziali ed assicurare lo svolgimento del giusto processo ed emettere decisioni nel rispetto della legge.

"Solo un giusto processo, cioè celebrato nel rispetto delle regole, può dire se un fatto è previsto dalla legge come reato, se un soggetto ne sia responsabile e se, a causa della perpetrazione di tale fatto, esista o meno una vittima. Destano stupore e preoccupazione i toni ed i contenuti di alcuni commenti apparsi sulla cronaca e sui social network che, scevri da quanto sopra, rischiano di ingenerare sfiducia nella giustizia e di istigare pericolose reazioni contro tutti coloro, magistrati ed avvocati, che esercitano le loro funzioni nel rispetto e a tutela della legalità e per assicurare la civile convivenza".

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